L’ultimo saluto al Black Mamba dell’NBA

di Andrea Bergamasco

Quante volte a ognuno di noi è capitato di rimanere affascinato dal gesto atletico di uno sportivo e di aver provato ad emularlo nel giardino di casa o nel campetto dell’oratorio? Sognando un giorno di poter diventare come lui.

Uno su mille ce la fa”, cantava Gianni Morandi in una sua nota canzone e uno tra quei mille è stato proprio Kobe Bryant, scomparso tragicamente l’altro giorno in un incidente aereo con il suo elicottero personale a soli 41 anni, insieme alla figlia tredicenne Gianna e ad altre sette persone che erano a bordo. Ha dovuto scalare molte gerarchie, prima di poter entrare di diritto nell’olimpo dei grandi dell’NBA, a cominciare da suo padre Joe, anche egli giocatore di basket professionista e con un passato sportivo vissuto anche in Italia nelle squadre di Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. E fu proprio a Reggio Emilia che il giovane Kobe mosse i primi passi nel mondo del basket tra le file della REGGIANA, per poi tornare in America giocando nella LOWER MERION HIGH SCHOOL.

Nel 1996, a meno di diciotto anni, compie il gran salto nell’NBA senza passare dalle squadre di college e viene scelto dai CHARLOTTE HORNETS.

Passa subito nello stesso anno ai LOS ANGELES LAKERS, squadra del cuore fin da bambino, per poi diventarne capitano e con cui vincerà ben 5 titoli NBA. Non è mai stato un giocatore super spettacolare come “sua maestà” Michael Jordan, ma il soprannome che gli affibbiarono “BLACK MAMBA” la dice tutta sulla sua qualità e caratteristica di gioco. Pur ispirandosi a Michael Jordan, il suo punto di forza erano i tiri da tre che, come un serpente, sapeva trovare e tirare fuori nei momenti cruciali di ogni partita.

E’ quarto, tra i migliori marcatori di sempre nella storia della NBA, ma ciò per cui verrà ricordato per sempre è sicuramente la sua ultima partita in campionato, che disputò allo STAPLES CENTER di LOS ANGELES il 14 aprile 2016 contro gli UTAH JAZZ, da molti definita “la partita perfetta”: segnò l’incredibile cifra di 60 punti, traguardo prima di allora mai raggiunto da un giocatore di basket.

Dopo 5 titoli NBA, 2 ori olimpici con la nazionale statunitense ottenuti nel 2008 e nel 2012 e un Oscar nel 2018 come miglior cortometraggio di animazione ispirato da una sua lettera di addio al basket giocato, lascia un vuoto enorme non soltanto nel mondo del basket, ma in tutto il mondo dello sport.

Se volete vedere il cortometraggio cliccate il link sottostante

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