La magia di Disney

Di Ugo Cavallo

L’ultimo live action marchiato Disney si afferma, dopo soli 3 giorni dalla data d’uscita, come il film più visto nel week-end con un incasso di 86,1 Milioni $ negli States a 6 milioni di € in Italia posizionandosi così al primo posto. Diretto da Guy Ritchie (Lock & Stock, pazzi scatenati – Da vedere assolutamente) dirige Will Smith (MIB), Mena Massoud e Naomi Scott (Pink Ranger dei Power Ranger del 2017) nell’impresa impossibile di dare vita a uno dei titoli più amati della saga Disney.

Il primo Aladdin, uscito nel 1992 con un costo di produzione di 28 milioni $ e un incasso di 504,1 stabilì un primato che fu superato soltanto da “Il Re leone”.

La Trama

Ventisette anni dopo la trama è ancora la stessa; un ragazzo di strada che trova una lampada abitata da un genio che gli concede di esprimere tre desideri. Uno di questi è di essere tramutato in principe così da conquistare l’incantevole Jasmine, principessa di Agrabah, ma dietro le porte del palazzo si celano gli intrighi del consigliere manipolatore Jafar per usurpare il trono.

Diversità dalla prima versione

Le differenze tra le due edizioni riguardano i personaggi che acquisiscono maggior spessore; tra tutti Jasmine, non è solo una principessa da conquistare, ma una donna politica, dinamica e tenace, con un velo di ribellione di cui sono fatte le principesse Disney. Forse non è un caso il rimando nella canzone “La mia voce” di Jasmine, (interpretata da Naomi Ribeccio) al brano “All’alba sorgerò” della Principessa Elsa di Frozen. Le canzoni del film sono quasi tutte edizioni nuove di quelle presenti già nel titolo originale del 1992, poche nuove canzoni (ugualmente degne di nota). Una delle novità del 2019 sono le canzoni del genio, infatti sono state rese più rap/hip pop per rientrare nelle corde dell’interprete, Will Smith.

Il genio

Una sorpresa è Smith alle prese con un ruolo così curioso e distante dai suoi ultimi lavori (Bright, Collateral Beauty, Suicide Squad)e che rappresenta un vero e proprio banco di prova. Se avessero fatto un live-action di “La principessa e il ranocchio” la candidatura di Smith per il ruolo del diabolico Dr. Facilier sarebbe stata perfetta. Tuttavia, anche se stona un pochino, Smith riesce a essere frizzante e spiritoso portando sullo schermo un genio totalmente diverso.

Privo della sua aura da comico (il compianto Robin Williams era un abilissimo Stand-up comedian), il genio blu di Smith corregge il tiro facendo sfoggia di carisma e mostrandosi una figura capace di spalleggiare il protagonista e regalare momenti divertenti alla platea. La differenza più grande (e che conferisce una prospettiva nuova alla storia) è il punto di vista del genio. Precedentemente il suo obiettivo era unicamente essere libero, in questa versione è stata aggiunta la figura dell’ancella di Jasmine di cui il genio è invaghito.

La critica

Fare un remake di Aladdin poteva sembrare impossibile e anche se il passaggio dal cartone al live-action è indolore, non significa che non ci siano state alcune piccole note dolenti; Smith indiscutibilmente fa il suo meglio in Aladdin ed è vicino alla parte migliore del film, anche se la CGI usata per creare il suo genio blu qualche volta è inquietante. Interpretare il genio è quel tipo di sfida che a volte è troppo difficile da poter superare. Tuttavia nessuno si sarebbe aspettato il successo che ha ottenuto e che il pubblico fosse disposto ad accogliere un genio così diverso.

La riflessone

L’ultima riflessione che voglio fare riguarda la trasversalità del pubblico che ha popolato le sale di Aladdin. Chi ha accompagnato i figli al cinema nel 1992 a vedere Aladdin, ventisette anni dopo accompagna i nipoti e chi era bambino, accompagna i figli.

I tempi cambiano ma certe cose avranno sempre un richiamo.

È il cerchio della vita…

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