Intervista al celeberrimo banchiere e  pioniere italiano dell’educazione finanziaria

Di Marco Margrita

“Ora giustamente ci si sta concentrando sulla pandemia dal punto di vista sanitario, ma non dobbiamo dimenticare, tenendo nella grande considerazione che meritano le strade indicate da Mario Draghi, il contrasto alle sue ricadute economiche: potrebbero essere drammatiche, dobbiamo avere il lucido coraggio di cambiare paradigmi”. Non potevamo non rivolgerci a chi più di ogni altro si è impegnato nell’ampia diffusione di un’adeguata consapevolezza economico-finanziaria, per aiutare noi e i nostri lettori a farsi un’idea puntuale della sfida che abbiamo di fronte. Lo abbiamo fatto, raggiungendo al telefono il banchiere-scrittore Beppe Ghisolfi, vicepresidente tesoriere del Gruppo Europeo delle Casse di Risparmio e consigliere di quello mondiale. Anche lui costretto a casa dalle misure di contenimento, ci risponde con la consueta cordialità dal suo studio nell’abitazione di Cervere, dove sta approfittando della quarantena per procedere a passi spediti nella stesura del suo prossimo libro. Un volume che si discosta dai suoi precedenti, dedicato a compendiare gli incontri significativi della sua vita

Che cosa ci aspetta, professore?

Non dobbiamo nascondercelo, lo scenario è quello di una recessione di cui non siamo ancora in grado di prevedere la vastità. Anche perchè non ci sono ancora ipotesi assestate sul rientro dell’emergenza. Prendendo per buono l’avvio di una conclusione verso la fine di aprile, in un mese e mezzo si va a sommare un danno che vale una flessione di almeno dieci punti di Pil. Se dovessimo andare ancora avanti ulteriormente, penso che nessuno sia in grado di pensare il disastro che ci troveremmo davanti. Già nel caso più ottimistico, senza misure adeguate, ci aspetta un’ingente recessione mondiale, con tante aziende che non potranno riaprire e un numero enorme di disoccupati. Basta questo scarno inquietante affresco, credo, per rendere evidente come alla politica e alle classi dirigenti in genere si parano dinnanzi tempi straordinari. Tempi eccezionali che domandano interventi straordinari.

Draghi, insomma, ha ragione?

Non immagino che abbia bisogno della mia conferma, ma certamente l’ex presidente della Banca Centrale Europea ha colto la questione e ha già dato una chiara linea programmatica, che dobbiamo davvero sperare l’Europa faccia propria. In periodi normali giusto rispettare tutte le regole, al contrario, in questi che non lo sono bisogna fare deficit. Accumuliamo debito, certo, ma se non lo si facesse peggio. La tutela di lavoratori e aziende, del risparmio privato e degli asset strategici, è prioritario rispetto a tutto. L’approccio di Mario Draghi, quindi, è totalmente condivisibile. Anzi… magari accettasse di guidare un governo che porti il nostro Paese fuori dalla crisi.

Dobbiamo dedurne che l’attuale esecutivo sia da bocciare?

No, non direi. Pur con tutte le anche comprensibili incertezze per una circostanza che non ha precedenti, si sta muovendo bene e nella direzione giusta. Dopo il primo decreto da 25 miliardi, è già al lavoro per un secondo che immetterà altrettante risorse. Giuste anche le misure per i più indigenti: c’è chi inizia ad avere difficoltà addirittura a fare spesa. Prima che diventi un enorme problema sociale, bene si è fatto a dare un segnale. Importante pure il ruolo assegnato a Comuni e Consorzi, che individueranno i destinatari di quest’aiuto.

Bisogna essere consapevoli che 50 miliardi non bastano, serve molto di più e per ottenere i margini dall’Europa serve autorevolezza e credibilità internazionale, ecco perchè in tanti stanno pensando a Draghi

Ecco, l’Europa: non sembra aver avuto una linea chiara e unitaria.

Non sarei così duro e netto. La Bce, dopo la gaffe Lagarde, si è ripresa subito e si sta comportando bene: comprenderà titoli senza limiti. Così che anche il nostro Paese può indebitarsi emettendo titoli, sapendo che, mal che vada, li compri la Banca Centrale Europea. Vero che il Patto di Stabilità non c’è più, ma i titoli qualcuno li deve comprare. Per chi li emetto, se no? Torna di fatto il bazooka, consentendo di collocare titoli fin che serve. Più delicata, ancora non si è davvero capito cosa vorranno fare la Commissione e il Consiglio Europeo, la questione degli Eurobond. Un termine che vuol poi dire che a garantire quella quota di debito saranno congiuntamente tutti gli Stati dell’Unione. Tedeschi, olandesi e tutti i Paesi del Nord hanno più di un dubbio. Se siamo sinceri,  possiamo anche facilmente capire perchè. E questo perchè siamo proprio noi Italia: per l’abnorme nostro debito, siamo in una situazione particolare. Ogni giorno, per rendere evidente la question con un dato, noi spendiamo un miliardo di euro al giorno per rimborsare chi ha comprato i nostri titoli. L’interesse annuo sul nostro debito cuba 80 miliardi, più di quanto spendiamo per un settore strategico come la scuola (dall’asilo alle Università). Certamente sarebbe un segno di vitalità delle istituzioni europee, con una logica davvero federale e non meramente intergovernativa, il via libera ai bond dell’Unione. Avrebbero e sarebbero una garanzia di tutti i Paesi, determinando interessi bassi. Questa porzione di indebitamento non sarebbe conteggiata nel nostro debito attuale, ne risponderemmo in parte. Si potrebbe così finanziare grossi interventi per far ripartire l’economia.

Il fatto che si prevedano rimborsati pro quota, però, suscita proprio le preoccupazioni dei nostri alleati rispetto alla nostra solvibilità: se non paghiamo, dovrebbe essere ripartita fra loro pro quota anche la nostra porzione.

Il debito è il grande argomento in discussione, c’è chi si è spinto a parlare di helicopter money?

Spargere moneta a pioggia mettendola direttamente nelle tasche dei cittadini, secondo la teoria di Milton Friedman rilanciata da Nouriel Roubini, piuttosto che un meccanismo di distribuzione di risorse alle imprese a fondo perduto, potrebbe essere davvero un’esigenza, se dovesse concretizzarsi una durata di mesi a quest’allarme epidemia. È, se vogliamo, l’estremizzazione di un concetto che ho già espresso: meglio il debito pubblico, che il dissolvimento delle aziende e la condanna alla disoccupazione per larghi settori della popolazione. Stiamo parlando, sia chiaro, di una caterva di miliardi, la decisione quindi deve essere europea. D’altronde, anche gli altri Stati si verrebbero a trovare nella nostra situazione e si dovrebbe per forza procedere con scelte radicali e completamente altre da quelle che abbiamo viste in atto nella precedente contingenza. Trump, ad esempio, è già sembrato voler imboccare con decisione questa direzione.

Vedrete che alla fine prevarrà il buonsenso, anche verso opzioni impensabili fino a ieri. Non per solidarietà, ma per interesse: tutti vorranno uscirne senza dover subire danni sociali drammatici.

E chi vede in questa pandemia il cigno nero che consente di svincolarsi dalla moneta unica, cosa rispondere?

Non è proprio il momento di diffondere scellerati propositi per far tornare i conti con le proprie convinzione ideologiche. Uno snodo come questo non può essere che superato a livello continentale e con la maggiore unità possibile, anche monetaria. Come possiamo pensare che il feticcio della sovranità monetaria italiana possa essere qualcosa di più di un’arma spuntata (o un vessillo logoro eanacronistico) nel confronto globale con realtà come Usa, Cina e Russia? Se anche facessimo tutto il debito che vogliamo, chi comprerebbe i nostri Buoni del Tesoro, e quali elevati tassi d’interesse?

Capisco le preoccupazioni per l’idea di rivolgersi al Mes, il Salva Stati ora come ora prevede una necessaria ristrutturazione del debito che ci porterebbe la troika in casa. Non siamo, però, in una situazione asimmetrica, il problema riguarda tutti, non credo che sia peregrino immaginare che anche su quel fronte assisteremo al cambiamento delle regole.

Non mancano gli appelli alla banche, anche conditi di quel pregiudizio negativo che si è diffuso trasversalmente nella comunicazione politica. Cosa si può ragionevolmente chiedere loro?

Abi si è già mossa sulla moratoria dei mutui, finora stabilità fino a settembre. Non credo che mancherà la disponibilità del sistema bancario, ma si deve capire che è illusorio e demagogico chiedere che siano essi a dover far fronte, se la situazione va avanti ancora qualche settimana. Serve una volontà politica e una reale garanzia sui crediti da parte degli Stati. Non è pensabile, anzi avrebbe conseguenze devastanti, sommando problema a problema, un’elargizione di denaro priva di garanzie. La responsabilità è in capo al decisore politico. Le banche risponderanno con responsabilità alla responsabilità, consapevoli che ci troviamo in un campo di gioco completamente modificato.

Anche dalle Borse non arrivano segnali incoraggianti?

C’è da aspettarsi ancora volatilità per parecchio tempo, legato al virus e anche al quadro internazionale immediatamente precedente. Se dura per mesi, con molte aziende che chiuderanno, si registrerebbero perdite che è davvero meglio non avventurarsi ad immaginare.

Questi giorni ci stanno dimostrando l’importanza del diffondere la divulgazione scientifica, non crede che ci dicano anche che l’educazione finanziaria non sia meno strategica?

Io che sono un po’ il pioniere di questa materia, su cui ho volontariamente speso tempo ed energia, non posso che essere concorde.

Non è solo una mia fissa, però. La difesa del risparmio – e delle conseguenze che questo ha in termini di qualità della democrazia – è proprio importante: sapere, almeno a livello di base, cosa sta accadendo nell’economia ci rende più forti e protagonisti. Nel mio piccolo, insieme alla Feduf diretta da Giovanna Boggio Robutti, mi sono messo a disposizione anche in queste giornate di clausura forzata: ho realizzato delle pillole in video per spiegare alcuni termini e questioni su sito www.feduf.it. Quello in cui in un minuto spiego gli Eurobond, mi dicono, sta realizzando un buon successo di visualizzazioni. È una goccia nell’oceano, sicuramente, ma in questi trent’anni il mio contributo di gocce l’ho dato e voglio continuare a darlo.

Conoscere per deliberare, insomma, vale anche nei momenti di crisi. Questa intervista, in fondo, è nata proprio per aiutare a far questo.

Questa intervista è stata pubblicata sul numero 13/2020 de “Il Nuovo Monviso – Settimanale delle  Terre d’Acaia  (martedì 31 marzo 2020)

Se volete leggere l’articolo precedente dedicato a Beppe Ghisolfi cliccate il link sottostante

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