Tango: la macchina infernale del desiderio

In punta di Tango 9

Di Casa de Tango by Etnotango

Illustrazioni di Cinzia Ghigliano. Fotografie di Andrea Caliendo.

Siamo giunti all’ultimo nostro articolo del 2019 e – trepidanti e confusi – tra vaste (troppe!) scelte di milonghe, feste e maratone tanguere ci avviamo all’affaccio inesorabile al 2020. Motivo per il quale cerchiamo di fare, nel nostro piccolo, un bilancio del vissuto ad oggi.

Come molti dei nostri lettori “single”, ci armiamo anche questa volta di coraggio essendo consapevoli che per solcare i mari agitati del Terzo Millennio dobbiamo da tempo stare in guardia e affinare le antenne del nostro cuore e delle nostre orecchie per non farci fregare. Dall’emotività, dalle mancanze e ansie del quotidiano, che poi sono gli ingredienti perfetti per le letras/canzoni de tango su cui si esorcizza la sofferenza (ballando, appunto). 

Ernesto Sabato (1911-2011), grande scrittore argentino profondamente influenzato dall’esistenzialismo, ha analizzato la crisi della ragione nel mondo contemporaneo, con intenti d’indagine socio antropologica quasi metafisica. Lui, di origini calabresi (Fuscaldo) nel suo saggio “Tango, la discussione e chiave” (1963) afferma che se un napoletano balla la tarantella, lo fa per divertimento, mentre un ballerino che balla il tango, lo fa per considerare la sua sorte – che è di solito piuttosto disagevole e disgraziata – o per diluire i cattivi pensieri circa la condizione generale dell’esistenza umana.

Ebbene, è per questo che a dissacrare – ma anche indagare – come è nello stile di questo spazio editoriale, che vi proponiamo una piccola riflessione davanti all’emozionante vagabondaggio di fantasie ben decise a rifiutare le frustrazioni della vita moderna: trattasi del “famoso” transfert amoroso nel tango. La buccia di banana in cui praticamente sono incappati tutti i tangueros nell’arco della loro vita sul parquet: della serie, credevo fosse amore… e invece era un calesse (Massimo Troisi, film del 1991), come aggiungerebbe ironicamente qualcuno.

L’abbaglio del (finto) innamoramento verso qualcuno che ci è quasi estraneo e sconosciuto, per tramite del tango, è un subdolo processo psichico per cui il paziente (tanguero/a emergente) trasferisce sul terapeuta (tanguero/a avanzato/a o addirittura navigato/a) atteggiamenti affettivi ed emozioni/sentimenti mai rivolti prima. E la sfortuna è che normalmente è un amore non corrisposto.

Ma tutto questo rientra perfettamente nel disegno magistrale del Tango.

La scrittrice argentina Rosalba Campra scrive che “il tango trova nel fallimento umano la sua stazione di eccellenza, poiché il tema maggiore del tango è la sua desolata costatazione della perdita che percorre tutta la tradizione poetica occidentale”.

E l’essere umano, come scriveva C.G. Jung è essenzialmente “un sistema innato di preferenze e rifiuti” mentre il cuore “macchina che predilige e disprezza”, è il supporto della nostra personalità. Ma anche della nostra sfiga, aggiungiamo noi!

L’amore in pista da ballo è una creatura indomita che nasce gradualmente ma inesorabilmente tra un “contado” e un tango nuevo. Ci innamoriamo inconsapevolmente, incrociando i piedi sul parquet.

Tra un gancho, un appuntamento e un panino (mordida). ndr: queste tre parole in corsivo sono anche indicative di tre passi/movimenti nel ballo del tango.

Nel tango, noi ballerini/e non ci invaghiamo di uno/a particolarmente bello/a, colto/a e magari ricco/a. No.

Ci innamoriamo di chi ci fa ballare bene il tango.

Di chi ci fa vivere quell’istanza, quella precisa emozione sottesa tra petto e ventre che trasforma tutto in sensuale magia d’appartenenza, d’abbraccio, di condivisione. Tra una stilla di sudore e una lacrima di commozione.

In una sorta di rituale pari alle nozze mistiche. Come se si fosse coinvolti febbrilmente in una danza tribale di unificazione totale.

E prima di essercene resi conto siamo già fusi come sole e luna, musicalmente e ritmicamente, con la nostra lei, con il nostro lui del momento. Agganciati a colui o colei che ci fa godere forsennatamente sulle composizioni di D’Agostino, Troilo, Di Sarli, Pugliese, Piazzolla.

In preda ad un’emozione sconquassante che ci aggroviglia lo stomaco come ragazzini adolescenti.

Tutto per colpa di ‘sto benedetto tango!

E tentiamo pure di darci un contegno, di non far trapelare il nostro bisogno spasmodico di ritrovare quel corpo, quel ritmo, quel tango. Ma continuiamo a cercarlo. A tornarci. A sperare che il tanguero o la tanguera che ci ha fatto sentire letteralmente la Mariposa (farfalla) nella pancia…. Magari in una elegante sala liberty, su un ciottolato metropolitano, in un palazzetto dello sport, dentro un capannone, a casa di amici compiacenti e ignavi.

Sublimiamo e fantastichiamo su un ipotetico futuro che ci fa volare oltre la nebbia scombinata delle cortine(ndr: brevi pause musicali tra una sessione – tanda – di brani ballabili e un’altra). Ci palesiamo attraverso sguardi che non si incrociano quasi mai, ma che si “sentono”.

Il nostro oroscopo quotidiano ce lo aveva detto, ma noi non gli avevamo creduto: Marte, il pianeta dei desideri e delle guerre, quello che guida il nostro istinto, il nostro spirito di conquista, l’espressione della nostra sessualità, è venuto a trovarci insieme a Venere. E ora siamo fregati.

Cena frugale, doccia lampo dopo una giornata da dimenticare, gargarismi col collutorio e scarpette da tango in zaini e borsette. Siamo già in milonga: alla ricerca di una conquista chiara e precisa. Con il nostro look più sexy e il nostro sguardo più accattivante, per riprovare ancora e ancora, quel piacere sublime che il godimento del tango ci regala con quella persona.

Ma, come per l’intellettuale madrileno José Ortega y Gasset, la scelta in amore ci rende fragili e soggetti al naufragio…” Ci sono situazioni, circostanze vitali in cui, senza rendersene conto, l’essere umano svela gran parte della sua intimità più decisiva, di quello che autenticamente è. Una di queste situazioni è l’amore. Nella scelta dell’amata l’uomo rivela la propria essenza, così come la donna in quella dell’amato. Il tipo di umanità che mostriamo di preferire nell’altro essere delinea il profilo del nostro cuore. L’amore è un impeto che emerge da quanto di più sotterraneo esiste in noi, e affiorando alla superficie visibile della vita trascina con sé come in un’alluvione alghe e conchiglie dell’abisso interiore”.

Nel tango non occorre essere sofisticati rabdomanti per sorprendere il tremolante DNA di un individuo che si è preso una sonora “cotta”, ed e pertanto vulnerabile agli occhi dell’oggetto d’amore che piroetta in pista. Perché l’amore è uno zendado (ndr. tipico scialle in sottile velo veneziano) dalla finissima trama, che si vede bene solo da molto vicino. Nel tango si è come in una storia a raggi x, con due corpi scoperti. Si balla nudi, anche se i vestiti sono ancora addosso.

Saresti imbarazzato se ti dicessi che t’amo, formuli mentalmente mentre lui/lei ti stringe morbidamente e il suo profumo viene accolto dalle tue narici come un balsamo confortante. La scenografia da boudoir milonguero, il talco odoroso sotto i piedi, le mani sapienti che conducono, le marche seducenti che affascinano, ipnotizzano. E – infine – possiedono. Si è fottuti prima ancora di aver detto “A”.

Ai più può apparire “strano”, ma queste dinamiche affondano le loro radici e i loro perché nel profondo di quelle motivazioni che sovente una schiera di medici particolari, i medici della psiche, utilizzano e smuovono quando ci si siede sul loro lettino “psicanalitico”. Sarà anche per questo che il più alto numero di psicoanalisti al mondo risiede proprio in Argentina, con circa 200 psicologi ogni 100.000 abitanti, poiché molte università argentine posseggono grandi dipartimenti di psicologia, quasi esclusivamente dedicati allo studio dei vari aspetti della psicoanalisi. Qui gli psicoanalisti non hanno bisogno di una laurea in medicina. Dopo aver ottenuto una laurea breve di psicologia, possono iniziare il training per diventare psicoanalisti. Inoltre anche se i servizi di alcuni psicoanalisti sono dispendiosi, esistono parecchie opzioni poco costose e le sedute di terapia più economiche costano circa 150 pesos argentini ($ 10).

In Argentina la psicoanalisi non è necessariamente associata con la malattia, ma con la buona salute. È vista come qualcosa che quasi tutti dovrebbero fare”, spiega Andrew Lakoff, Professore di sociologia alla University of Southern California. Egli aggiunge che il Paese possiede una solida base di conoscenza psicoanalitica grazie all’emigrazione in Argentina di alcuni noti psicologi come Enrique Pichon-Rivière. Inoltre, tra la classe media istruita di Buenos Aires è sempre stato associato grande prestigio all’auto-miglioramento. “Per molte persone si tratta di un processo di auto-comprensione e di accrescimento di maturità”

La trascuratezza emotiva e l’abbandono lasciano dei segni sulla psiche. Lo possono capire bene coloro che hanno fatto questa esperienza tra tango e psicanalisi. Nel mondo di oggi sono molti di più di quanti lo vogliano ammettere e di quanto possiamo noi stessi immaginare.

Nel tango come altrove, dicono appunto gli psicoanalisti, si cerca l’amore romantico per dare un significato alla propria vita. Ma l’amore romantico svanisce a causa del tempo, della sessualità, dell’idealizzazione, della trasformazione. L’amore svanisce nel tempo, perché nulla nel tempo rimane uguale a se stesso; svanisce a causa della sessualità perché essa per sua natura è qualcosa di primitivo; svanisce per l’idealizzazione – perché l’amore romantico è ispirato ad essa che per definizione è illusoria. Eppure è proprio nel tango che sovente esprimiamo la nostra libido più autentica. L’eccitazione sessuale esiste lì, in relazione ad un “oggetto parziale” che riflette a livello inconscio le esperienze fusionali della simbiosi e i desideri di rifusione delle prime fasi che i freudiani definiscono “di separazione-individuazione”. Il nostro ballerino/a è dunque identificato con l’eccitazione sessuale e l’orgasmo stesso, tutto ciò allo scopo di godere di due esperienze fusionali complementari. L’elemento principale è il piacere che nasce dal desiderio dell’altro e la sensazione di appartenere a entrambi i sessi nello stesso momento, superando le barriere che dividono i due sessi: di penetrare e di essere penetrati, gratificando il nostro reciproco desiderio di fusione.

Nella costruzione di un amore, come dice Ivano Fossati, c’è bisogno di sangue e sudore, ovvero tanto dell’amore quanto del desiderio, perché l’amore privo di desiderio può essere tenero, intimo e sicuro, ma non contiene l’avventura, la tensione e il senso del rischio (che in un tango di soli tre minuti invece è già insito) che alimentano la passione romantica. Tale passione emerge dal convergere di due bisogni umani fondamentali e conflittuali: il bisogno di un radicamento nel conosciuto e nel prevedibile, un ancoraggio affidabile, una cornice di riferimento, e dall’altro il desiderio di farla finita con i modelli familiari consolidati, di superare i confini, di incontrare qualcosa di imprevedibile e misterioso. Il tango ha ad oggi un ruolo dominante nella sua capacità di “liberare” tali pulsioni, ed è per questo che viene consigliato anche in alcune forme di terapie. E’ la lunga scheggia di riconoscimento emotivo che cerchiamo di negare, ma che emerge quando pratichiamo la macchina “infernale” del desiderio. Desiderio di tango

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