Conte

Di Galgano Palaferri

E dunque siamo all’ennesimo nuovo DPCM del premier CONTE.
Le scuole non riaprono, le discoteche neppure. Riapriranno, forse, dal 14 luglio (presa della Bastiglia,tra l’altro, data profetica?), con regole assurde, come ballare a due metri di distanza, bere da seduti, mascherina obbligatoria, security che dovrà misurarci la febbre all’entrata, con code all’ingresso che manco nei paesi comunisti per acquistare i pochi generi alimentari disponibili. E per socializzare, meglio portarsi il megafono, visto il distanziamento sociale obbligatorio. Siamo alle comiche, purtroppo non ancora finali. In un paese serio il governo governa, non si inventa task force e non convoca stati generali, in perfetto stile Roi Soleil!!!

Vi è un collegamento diretto tra la debolezza del governo e questa idea degli Stati generali dell’economia. È evidente che si tratta di una mossa del capo del governo per trovare uno spazio politico che di fatto gli si sta restringendo. Dobbiamo risalire alla motivazione iniziale dell’esistenza di questo governo: impedire il ritorno alle urne dopo la crisi del governo M5S-Lega, ma non si è mai capito bene quale fosse l’indirizzo politico. Tutto ciò è stato messo parzialmente in ombra dalla drammatica emergenza covid_19, che, apparentemente ha ricompattato il paese, come accade quando si è in guerra. Riprendendo un po’ di normalità, questo Paese è rimasto dov’era prima. Si tratta ancora di chiedersi dove sta andando e che cosa vuole fare di se stesso. Da una parte vi sono coloro che dicono che la domanda non si pone e che tutto è già stato deciso, sopra le nostre teste di cittadini, di popolo sovrano, ma dall’altra vi sono imponenti contraddizioni dentro la nostra società che chiedono di essere in qualche modo risolte affinché non vengano alimentate continuamente e sempre di più forze presunte anti-sistema.
Tutto questo rende il governo privo di respiro, senza meta, senza rotta. Importante è galleggiare, non decidere, evitare i contrasti tra forze politiche mal assortite, unite solo dalla sete di potere e dal timore di nuove elezioni, che per loro sarebbero sicuramente funeste. Vi sono coloro dentro il governo, come il Partito Democratico, che dicono che si tratta solo di mettere una firma e accettare il MES così da vincolare anche il governo futuro ad una serie di logiche macroeconomiche europee, ma vi sono coloro, come il Capo del Governo, che hanno l’idea di trovare uno spazio autonomo fuori dalla compagine pentastellata che è in rapida dissoluzione. Per Conte è vitale trovarsi uno spazio intermedio e questa convocazione degli Stati Generali risponde palesemente a questa esigenza, molto più che all’esigenza dell’economia, prima di tutto perché l’economia non ha ancora la minima dell’esistenza e dell’entità di eventuali aiuti europei e non sa se questi aiuti saranno a fondo perduto o in forma di prestito. Il Recovery Fund, se arriverà, arriverà in forme che ancora non conosciamo perché è soggetto ad una serie di passaggi politici di cui non abbiamo il controllo. E comunque arriverà sotto forma del bilancio dell’Unione Europea dal 2021 in poi, quindi c’è sostanzialmente un anno che dovrebbe essere riempito dal MES, che è ciò che spaventa qualcuno, e spacca le stesse forze politiche di maggioranza e opposizione. Non abbiamo ancora idea dell’entità della spesa e in ogni caso il MES non è altro che finanziamento di debito e quindi poi si tratterebbe di rientrare di questo debito: chi paga il rientro dal debito? Queste sono questioni economiche, ma sono anche questioni essenzialmente politiche. Si tratta di individuare coloro che devono perdere e coloro che invece devono vincere questa partita. Di solito nelle liberal-democrazie avanzate le grandi questioni politiche dovrebbero essere discusse nella sede della rappresentanza politica nazionale, ovvero in Parlamento, attraverso dei canali politici capaci di porre in collegamento la politica e la società. E, invece, si sta governando a colpi di DPCM, anticostituzionali, in quanto strumenti amministrativi, usati per provvedimenti di tipo politico. Questo dovrebbe essere il core business della politica.
Pensare che questo tipo di problemi possano essere risolti attraverso uno strumento informe, incerto e del tutto arbitrario come i cosiddetti Stati Generali dell’economia vuol dire prima di tutto dare spazio ad un’esigenza sostanzialmente personale di passerella e visibilità del Capo del Governo, quasi una prova di forza, e contribuire a smantellare ulteriormente l’apparato istituzionale di questo Paese. Se gli Stati Generali avessero una minima possibilità di successo vorrebbe dire che le grandi decisioni di questo Paese non passano attraverso il Parlamento. Mi piacerebbe capire chi viene invitato agli Stati Generali e a che titolo. Mentre in Parlamento non si è invitati, ma eletti, agli Stati Generali si è inviati o invitati. Chi invita chi e perchè? Con quale criterio e con quale fine? L’opposizione, giustamente, ha deciso di disertare, per rispetto del ruolo del Parlamento, di fatto esautorato nelle decisioni che contano. Di fatto sarà una serie di interventi dove ciascuno invoca per sé una quantità di aiuti, sovvenzioni, agevolazioni e finanziamenti superiore a quella che deve andare a qualcun altro. È una situazione che denota soltanto grande confusione e grande debolezza da parte del centro politico della nazione. A chi, come al solito spera in aiuti dallo stato, in perfetto spirito solidaristico, assistenzialista vorrei ricordare, come ebbe a dire Ronald Reagan, che lo Stato non è la soluzione, lo stato è il problema,

Non è il momento delle inutili passerelle, delle promesse non mantenute, ma di fatti concreti. Siamo al nulla associato al niente che sta portando il paese nel baratro. Stiamo assistendo impotenti alla peggiore crisi dal dopoguerra. E senza apparenti vie d’uscita, almeno fino a quando avremo questo governo pieno di boria, indisponibile al confronto. .Da qui a qualche settimana saranno sempre di più le attività commerciali che tireranno giù la saracinesca per sempre e le imprese che porteranno i libri in tribunale. E una magistratura, sempre più politicizzata sarà il colpo di grazia a quello che di serio resta in questo paese. E nel mentre saremo tutti più poveri, tantissimi del fu ceto medio, spina dorsale del paese, che non sapranno come arrivare a fine mese. Non si tratta di essere di destra, sinistra, centro. Si tratta di trovare il modo per risollevare il paese. E di farlo in fretta. Senza proclami, colpi di testa, o il voler essere i primi della classe, a prescindere. Occorre ridare voce al Parlamento, completamente esautorato e inerte. Occorre un’opposizione viva, propositiva, che faccia sentire la propria flebile voce, un opposizione più unita e più incisiva. per il bene del paese. Occorre al più presto tornare a votare. Basta con questa democrazia sospesa, basta con questa privazione delle libertà. Chi spera in questa Europa matrigna, per uscire dai problemi, sbaglia di grosso. Ce la dobbiamo fare da soli, rimboccandoci le maniche. E lo stato, tiranno, almeno per un po’, dovrebbe rinunciare alle sue pretese fiscali, al suo ruolo di tiranno fiscale. Non ce la possiamo fare, serve una mano per ripartire. Serve un patto tra di noi, serve una moratoria fiscale, di almeno un anno. O sarà la fine.
W l’ITALIA LIBERA!

#RisorgiItalia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *