Di: Galgano PALAFERRI

E dunque è come si temeva: la situazione finanziaria dell’Italia, assieme a Brexit, è al primo punto fra i principali fattori di rischio globali indicati a Davos, ridente cittadina elvetica, nel cantone dei Grigioni, dal Fondo monetario internazionale nella versione aggiornata del World Economic Outlook. “In Europa continua la suspence su Brexit, e il costoso intreccio fra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia“, così ha affermato Gita Gopinath  direttore della Ricerca del Fmi , presentando il rapporto a poche ore dall’inizio del Forum economico mondiale in svolgimento a Davos. Italia dunque minaccia e rischio per l’economia globale? 


Di parere opposto ovviamente il ministro degli interni e vicepremier Matteo Salvini che replica duramente, e non è una novità: “Piuttosto è il Fmi che è una minaccia per l’economia mondiale, una storia di ricette economiche coronata da previsioni errate, pochi successi e molti disastri”.


Ma torniamo a Davos: “Gli spread italiani”, così al primo punto della sezione dedicata ai rischi globali, che ipotizza anche una “Brexit senza accordo, “sono scesi dal picco raggiunto nei mesi di ottobre-novembre ma restano alti. Un periodo prolungato di rendimenti elevati metterebbe sotto ulteriore pressione le banche italiane, peserebbe sull’attività economica e peggiorerebbe la dinamica del debito”. L’analisi dei rischi porta poi gli analisti a considerare l’ipotesi sempre più probabile  di una “Brexit senza accordo  dal carattere dirompente”, con annesso rischio di contagio per gli altri paesi e un crescente euroscetticismo circa il voto per il rinnovo del Parlamento Europeo in programma nel prossimo mese di maggio nei paesi dell’Unione. Ulteriori rischi deriverebbero anche da una frenata peggiore del previsto in Cina, da un’escalation commerciale tra superpotenze economiche con reintroduzione di dazi e un rinnovato protezionismo, da uno ‘shutdown‘ prolungato negli Usa, al momento senza soluzione imminente , per il muro contro muro in atto tra Congresso e il presidente Trump.



La previsione di crescita per l’Italia nel 2019I da parte dell fondo monetario internazionale viene tagliata allo 0,6%, dall’1% di ottobre, e non è una buona notizia, mantenendola allo 0,9% per l’anno successivo. Questo secondo quanto si legge  nell’aggiornamento del World Economic Outlook presentato a latere del Forum economico mondiale di Davos. Secondo tale documento l’Italia è individuata, con la Germania, come uno dei fattori la cui frenata a fine 2018 ha fatto rivedere in peggio le stime di crescita per l’Eurozona comportando altresì un calo dell’euro del 2% fra i mesi di ottobre e gennaio.

Risolvere con la cooperazione, e velocemente, le dispute commerciali“: è l’imperativo, pronunciato da Gopinath, a margine del Forum economico mondiale, avvertendo dei rischi di una crisi finanziaria e di un’economia globale già indebolita dalla guerra dei dazi.

Davos


Il Fondo monetario internazionale mantiene una previsione di crescita per gli Usa del 2,5% quest’anno e dell’1,8% il prossimo. Ma riduce le attese per l’Eurozona nel 2019, portandole a 1,6% (da 1,9%) e mantiene il 2020 a 2,7%. Negli Usa, la crescita “è attesa in calo” con il venir meno dello stimolo fiscale e con i tassi Fed in rialzo, ma è sostenuta da “forte domanda interna”. Nell’Eurozona pesano, invece, la frenata del Pil tedesco e italiano (1,3% per il 2019) e quella della Francia (1,5%) duramente provata dalle proteste dei “gilet gialli”, che rende la situazione di quel paese assolutamente incandescente e fortemente imprevedibile da qui ai prossimi mesi.

Sarà una primavera davvero molto calda anche per uno scontro sempre più acceso tra “sovranisti” e “antisovranisti”. C’è da chiedersi, a tal proposito,  se non possa esistere e, anzi,  non sia auspicabile per il bene di tutti, una terza via liberale e popolare, chè il sonno della ragione genera solo barbarie. Le promesse tradite minano i governi tradizionali europei, nell’anno del rinnovo dell’Europarlamento, come scritto poc’anzi,  processo che aggiunge incertezza alle incertezze. E per noi comuni mortali, tutto diventa  ter

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