di Luca Brunetti

Banchiere Anarchico è un ossimoro. E Giulio Base ammette di esser stato un regista ossimorico per questo film. In omaggio alla sua grande passione: Fernando Pessoa. E così, in 82 minuti di densissimo cinema, ci racconta, nella doppia veste di regista e attore, la parabola di questo banchiere e della sua visione anarchica del mondo. Anarchia come esempio di libertà e uguaglianza, perfettamente raccontati con la macchina da presa, grazie a uno straordinario dolly circolare che annulla le distanze e rende tutti uguali. E per questo, libero è il suo film. Dai condizionamenti del cinema commerciale o dalla schiavitù della regia televisiva con cui si era confrontato in tantissimi episodi di uno dei prime time più famosi della televisione pubblica italiana degli ultimi anni, e forse per questo presentato nella sezione Sconfini alla recente Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il premio Persefone.

Breve intervista a Base sul film a Venezia

Oggetto piuttosto unico nel panorama cinematografico mondiale, raramente in grado di portare sullo schermo storie così minimali – non a caso, Base cita quali modelli l’esordio alla regia di Roman Polanski con Il Coltello nell’Acqua e l’adattamento teatrale di Sunset Limited da Cormac McCarthy – con due soli protagonisti in carne ed ossa; perché poi c’è un terzo protagonista, invisibile – Pessoa appunto – ma fortemente presente attraverso la profondità dei concetti espressi da questo personaggio attualissimo e ricco di fascino, che fanno sì che lo spettatore non si annoi mai. Film sperimentale nella sua messinscena falsamente teatrale, ma dove all’interno, in un preciso gioco d’incastri, c’è tantissimo cinema, tra uso delle luci e movimenti di macchina, che ad esempio ci regala un primo piano, giustificatissimo e dunque grammaticalmente perfetto, solo a quasi 15 minuti dalla fine.

Film colto, non solo nella densità del testo, ma anche, ad esempio, nell’uso della musica, con quell’uso magistrale dell’Overture del Parsifal di Wagner. Il Banchiere Anarchico è un film da vedere, piccolo gioiello di tecnica, anche se in alcuni momenti addirittura manieristica, ma perdonabile, che si prende quel rischio vero che invece altri mascherano con banali orpelli tecnologici che però nascondono il più classico e stereotipato cinema commerciale.

Banchiere Anarchico è un ossimoro. E ossimorico è il film, che per Base stesso rappresenta un film d’esordio, seppur con alle spalle 35 anni di carriera e decine di progetti cine-televisivi realizzati. Decisamente un grande esordio.

 

trailer del film

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