Tutto quello che è successo e come alcuni premio assegnati siano discutibili

Di @storient

Gli occhi del mondo e di Hollywood sono puntati sulla città di Venezia.

Il festival più prestigioso e più fashion d’Europa sta per avere inizio.

Al lido Venezia attracca uno scafo di legno lucido, un uomo in coppola, giubbotto e un borsone dalla lunga cinghia scura, occhiali scuri e “indimenticabile” pizzetto e alla folla di fans, curiosi e fotografi saluta con il sorriso di un sergente (quello di Fury di Ayer), è Brad Pitt per il suo prossimo film in uscita, Ad Astra (di James Gray) storia di un astronauta che parte per raggiungere i confini estremi dell’universo per trovare il padre scomparso ed entrare in contatto con alcune scoperte che mettono in dubbio la natura umana, la sua esistenza e il suo ruolo nell’universo. Anteprima ambiziosa apprezzato della giuria composta dalla regista argentina Lucrecia Martel (presidente), accompagnata dal critico Piers Handling,  Mary Harron (regista), Stacy Martin (attrice), il direttore della fotografia Rodrigo Prieto e i registi Shin’ya Tsukamoto e Paolo Virzì.

Oltre a essere un trampolino di lancio per film che spesso sono presentati anche agli Oscars, la mostra di Venezia si trasforma anche in una parentesi di moda, pettegolezzi e frecciatine (finite sui social) tra professionisti del settore e chi invece ha sfrutta la propria notorietà per intrufolarsi nel settore e far parlare di sé. Sorvolerò su questa parentesi per una questione che ha infiammato i tabloid riguardo a quale film si aggiudicherò il prestigioso premio del leone d’oro. Per molti il favorito è Roman Polanski con J’accuse (L’ufficiale e la spia) adattamento dell’omonimo romanzo di Robert Harris, con Jean Dujardin e Louis Garrel, sul cosiddetto affare Dreyfus, comandante dell’esercito francese accusato di passare segreti militari all’esercito tedesco durante la fine dell’800.

 Altro nome nella lista dei favoriti è About Endlessness, film del regista svedese Roy Andersson già noto in precedenza per il film “un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza”, stile narrativo corale che viene nuovamente adottato nel film. Forse il più gettonato è stato Gloria Mundi, film del regista francese Robert Guédiguian ma l’assegnazione dei premi mostra una realtà diversa.

Ecco i vincitori della 76esima mostra del cinema di Venezia

Il premio “leone del futuro” assegnato al film you will die at 20 storia di Muzamil che quando nasce uno dei dervisci perde improvvisamente i sensi, segno di sciagura. A Muzamil viene predetto che sarebbe morto prima dei vent’anni. Un giorno Muzamil compie 19 anni e il timore della profezia si fa sentire.

Premio Marcello Mastroianni Leone del futuro (per gli attori esordienti) a Tobey Wallace  per Babyteeth, storia di un’adolescente malata di cancro che grazie alla sua relazione trova una nuova linfa per guardare la vita rinnovato entusiasmo.

Premio speciale della giuria al film La mafia non è più quella di una volta, film documentario di Franco Maresco. A venticinque anni dalla strage di Capaci e di Via D’Amelio, Maresco s’interroga su quanto degli ideali di Falcone e Borsellino sia rimasto nell’Italia odierna, un film puro e con la giusta retorica per un tema che ancora echeggia nel nostro paese per la profondità dei suoi eventi e la drammaticità di ciò che ha causato (in sala dal 12 Settembre).

Il premio per la migliore sceneggiatura va a regista, autore e sceneggiatore di Hong Kong, Yunfan per il suo N.7 Cherry Lane storia d’animazione (di raffinata bellezza)di un triangolo amoroso durante le sommosse popolari antibritanniche ad Hong Kong durante il 1967, periodo storico di grande fervore a livello identitario.

Per il Gran premio della giuria troviamo J’accuse (L’ufficiale e la spia) di Roman Polanski.

Ci avviciniamo alle vette dei premi, il leone d’argento per la miglior regia a Roy Andersson e il suo About endlessness.

Coppa Volpi per la miglior attrice ad Ariane Ascaride per il film Gloria Mundi, dramma familiare dai toni intensi.

La vera sorpresa è il premio Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Luca Marinelli (ex cattivo di Lo chiamavano Jeeg Robot) per il film Martin Eden, storia di proletario di umili origini che sogna di diventare uno scrittore e mentre Marinelli solleva il suo premio e ringrazia i collaboratori, tutti si guardano attorno attoniti gettando occhiate fugaci al grande sconfitto, celato dietro un’espressione di circostanza, Joaquin Phoenix interprete e protagonista di Joker (prossima uscita nelle sale il 4 ottobre) film che ha ottenuto una standing ovation a fine proiezione, film che non sarebbe tale se non fosse per Joaquin perché se non fosse stato per lui, il Joker non di Todd Phillips non esisterebbe, perché tutto il film è retto dalla presenza scenica di Joaquin in questo film sull’antieroe per eccellenza, l’acerrimo nemico di Batman, in un film che sì, s’inserisce nella cornice dei film di supereroi ma al contempo vuole essere distante da ogni film sui supereroi e produrre un film unico nel suo genere.

Cos’ha di diverso questo Joker? Lo stesso Todd ha ammesso di aver scritto la parte “su misura” per Joaquin, non avrebbe accettato nessun altro per il ruolo e che non sarà il classico film di buoni o cattivi. “Joker è un fiore bellissimo nato sull’asfalto che se invece di calpestarlo l’avessero innaffiato chissà cosa sarebbe successo…”.

Un colpo basso, forse nato dal capriccio della giuria di non voler dare a Polanski il premio per miglior film e la Coppa Volpi a Joaquin, oppure per il semplice fatto di voler premiare qualche talento nostrano anche se, a dirla tutta, personalmente mi dispiace perché per quanto possa essere bravo Marinelli, battere chi ha lavorato con Ridley Scott, Gus Van Sant e Paul Thomas Anderson ha in nuce qualcosa di prematuro.

Tuttavia possiamo rincuorarci con il premio principale, il Leone d’Oro per il miglior film se lo intascano Todd Philips e Joaquin Phoenix per Joker, siamo contenti così, meglio non poteva andare!

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