Giulia Pantaleo

A colloquio con GIULIA PANTALEO segretaria nazionale della Gioventù Liberale Italiana, ad un anno dalla sua rifondazione.

Di: Galgano Palaferri

Un ano fa, la ricostituzione della gloriosa Gioventù Liberale, la mitica GLI.
Celebriamo l’anniversario, intervistando Giulia Pantaleo, che della GLI ne è il Segretario Nazionale.

1. Un anno fa la rinascita della Gioventù Liberale: Un bilancio 365 gg dopo.

Partiamo da un dato: all’esito dell’ultimo Congresso Nazionale la GLI ha espresso nove membri nel Consiglio Nazionale e due membri nella Direzione Nazionale. Si tratta di un successo storico. La maggior parte dei membri della Gioventù Liberale Italiana ha scelto la casa liberale perché ne sposa in toto le ideologie. Ho chiesto a ciascuno dei ragazzi quando si sono avvicinati alla GLI la ragione del loro interesse. In relazione alla risposta che ognuno di essi mi ha fornito, devo confessare di esser rimasta stupita e al contempo rapita, non solo dalla loro convinzione e dalla loro grande motivazione, ma soprattutto  dalla loro straordinaria voglia di fare e di costruire. Ritengo, alla luce di quanto ho avuto modo di constatare e cavalcando l’onda di questo crescente entusiasmo e senso di appartenenza alla Gioventù Liberale Italiana, che questi giovani debbano essere responsabilizzati, massimamente coinvolti e nell’opportuna misura valorizzati dal PLI. Difendo sempre a gran voce e a chiare lettere i giovani liberali che hanno visto nello storico prestigio culturale del Partito Liberale Italiano una risorsa e non una perdita. Giovani che guardano al futuro, che quotidianamente portano alla mia attenzione progetti ambiziosi e validi. Difenderò la Gioventù Liberale di questo partito strenuamente. Cercherò di riuscire nell’impresa di riportare la stessa ai vecchi “albori”, con l’ardimentoso auspicio di nuovi e vicini “allori”. In questi lunghi mesi abbiamo ridato vita alla scuola di partito, abbiamo rivoluzionato gli account social e aperto la strada all’utilizzo di nuovi canali mediatici, abbiamo rilasciato numerose interviste, siamo scesi spesso in strada e, attraverso i nostri banchetti, abbiamo avviato importanti campagne di sensibilizzazione sul territorio, abbiamo coltivato la grande tradizione liberale tramite le innumerevoli presentazioni di libri afferenti all’area culturale di nostro riferimento tenutesi presso la sede nazionale del PLI e svoltesi in modalità telematica, abbiamo partecipato a numerosi incontri politici al fianco di altre giovanili di partito, abbiamo organizzato diverse cene sociali al fine di ampliare il nostro network, abbiamo curato diverse rubriche per restituire quotidianamente al futuro potenziale elettorato il senso delle nostre posizioni. Stiamo attualmente lavorando alla redazione di un nuovo manifesto. 

2. La GLI negli anni d’oro è sempre stata un punto di riferimento per i giovani, arrivando a competere da pari a pari con organizzazioni giovanili di partiti ben più strutturati e un peso politico molto più forte dello stesso PLI

Come pensi che il glorioso Partito Liberale possa  tornare ad essere protagonista in questa fase politica molto caotica?

Quella del Partito Liberale Italiano è la storia di un partito la cui forza delle idee superò di gran lunga la forza del suo consenso. Con convinzione sottolineo che ad oggi nessun partito in Italia può avvalersi di una giovanile tanto culturalmente attiva quanto la GLI. La Gioventù liberale italiana, fondata a Roma nel 1946 ed ufficialmente ricostituita il 6 giugno 2019 sotto la mia guida, rappresenta per la politica italiana del futuro l’unico vero baluardo della cultura liberale tra i giovani. Il liberalismo, come un fiume carsico che improvvisamente ricompare, è destinato inevitabilmente a ritornare ad essere protagonista nei momenti cruciali della storia, quando tutto sembra destinato a franare. Non può esserci democrazia senza libertà. A chi mi chiede spesso “dove siete collocati” o “con chi vi alleerete alla prossima” rispondo sempre “il problema non è tanto quello di individuare i possibili alleati politici ma quello di porsi come strenui difensori della democrazia liberale”. Noi giovani del PLI difendiamo l’unica forma di democrazia che riconosciamo: quella liberale. E’ chiaro che intrattenere e mantenere rapporti di reciproca collaborazione e lealtà con le altre forze politiche può aiutarci a ricevere quella visibilità che da tempo abbiamo perduto. La via giusta non può e non deve essere l’isolamento, ma l’apertura e il dialogo. La politica è l’unica arte che parte dal futuro per arrivare al passato perché, attraverso la visione del domani, cristallizza il presente nella storia. Per avere una visione del futuro occorre partire dalla competenza, noi ci esprimiamo in un linguaggio per molti desueto e anacronistico, non rinneghiamo la nostra tradizione culturalmente elitaria e non pretendiamo di allinearci alle nuove e attuali modalità di esercizio della politica. Vogliamo essere degli innovatori, non dei nostalgici. Ma per farlo abbiamo scelto di proporre un modello più istituzionale, più garbato, meno aggressivo, più teso al dialogo e all’alterco costruttivo, meno improntato allo slogan e più permeato dalla logica e dalla razionalità. La nostra chiave vincente è la diversità di linguaggio e azione rispetto ai nostri competitors. Rimanendo ancorati ai saldi principi della nostra cultura ma rivoluzionandone la portata, torneremo ad essere protagonisti.

3. Tutti liberali, nessun liberale.

Cosa manca all’Italia, quali provvedimenti per ripartire per davvero?

Per un giovane liberale italiano il termine “liberale” assume un significato ben preciso e fondamentale: un modo di pensare e di agire politico che mira a ridurre i margini di intervento pubblico, in nome dei diritti e delle libertà individuali, e che trova la propria origine nella dottrina politica del liberalismo. Ma oltre che pensiero politico, il liberalismo è molto di più per un giovane liberale, è una filosofia di vita, una religione laica, una conoscenza storica, costituzionale ed economica, una scuola etica ed una chiave di lettura della realtà. Spesso la maggior parte degli attori politici si professa “liberale” perché abusa del forte potere che evoca la parola libertà, ignorando totalmente le origini storiche di questa parola e i principi ben definiti del liberalismo. La ricetta per ripartire? “Meno stato, più individuo, più libertà”.

4. Le prime tre cose che faresti se domani fossi tu la nuova Presidente del Consiglio?

Interverrei sull’atavica ed elefantiaca problematica che attanaglia l’Italia: la burocrazia. Instaurerei procedure di snellimento amministrativo e fiscale, ragionerei in termini di una riforma che possa modificare l’attuale assetto istituzionale, ad esempio riinizierei a parlare di province, di piccoli comuni, di riforma del Titolo V, di conflitti tra Stato e regioni, metterei in discussione il bicameralismo perfetto che gli stessi padri costituenti oggi troverebbero inadeguato. Investirei sui giovani e sulla filiera delle piccole e medie imprese, ridarei slancio agli investimenti e punterei tutto sulla  formazione. La mia priorità, in mezzo a tante battaglie politiche ancora da combattere, sarà sempre  la scuola. Come Le dicevo poc’anzi, le fondamenta disegnano il futuro e viceversa.

5. Perchè nel 2020 un giovane dovrebbe iscriversi alla Gioventù liberale?

 La GLI rappresenta un’occasione importante per rimettere al centro il pensiero liberale. La crisi della politica è indubbiamente dovuta anche alla crisi della formazione alla politica. E’ sufficiente per dare un riscontro a quanto dico, guardare nello scenario attuale al brutale modo di fare e intendere la politica che quotidianamente infierisce sulla vita economica del nostro Paese e sulle spalle dei nostri cittadini.  Viviamo in una società – quella del «tutto e subito» – in cui viene affievolendosi sempre più spesso lo sforzo del pensiero critico e la sua necessità di tempi lunghi. Noi giovani liberali ci proponiamo lo scopo di rilanciare l’importanza della formazione alla politica, di restituirle il suo imprescindibile respiro culturale, di imparare dagli storici militanti, attivisti e dirigenti, la capacità di leggere con strumenti adeguati le trasformazioni in corso e i nuovi orizzonti della politica. Solo ed unicamente attraverso gli occhi delle nuove generazioni può essere immaginato il futuro del pensiero liberale in Italia. La militanza è una esperienza straordinaria: essere parte di un Partito costituisce la vera differenza rispetto all’essere parte di un think thank, di un’associazione o di un centro studi liberale. I GLI a soli venti anni iniziano a capire cosa differenzia un Consiglio da una Direzione o da un Congresso, acquisiscono dimestichezza con i linguaggi statutari del partito, iniziano a comprendere il meccanismo di stesura di una mozione, imparano a leggere con anticipo il modus agendi et operandi  della minoranza e della maggioranza partitica. E’ la tessera al Partito che li distingue da tutti quei simpatizzanti e associati che preferiscono non correre il rischio di indossare una casacca perché in futuro potrebbero voler disconoscerla. Noi GLI abbiamo sempre speso la nostra faccia per le nostre battaglie: reclamiamo ciò con orgoglio.

6. La GLI dell’Unione Europea:  + Europa o – Europa e perché?

 I liberali per antonomasia sono degli europeisti convinti. Da ‘einaudiana’ non posso che rammentare il sogno degli Stati Uniti d’Europa o l’Europa delle regioni, di cui parlava Marco Pannella. Il problema oggi è uno: l’Europa ambisce ancora ad essere una federazione di popoli liberi contro il mito dello Stato sovrano? Io credo di no. L’Europa di oggi è  certamente molto lontana dall’Europa che vorremmo. Non smettiamo però di professarci europeisti, ci crediamo ancora  e desideriamo fortemente essere protagonisti di un repentino cambiamento. Oggi l’Europa va ripensata attraverso lo snellimento burocratico, il rafforzamento della politica estera comune e la creazione di una cultura identitaria comune.

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