Uno spaccato sul calcio giovanile

di Ugo Cavallo

Un nuovo film ambientato nel mondo del football, dove le sferiche emozione dello sport più seguito dagli italiani si mescola con miserrimi interessi privati.

“Il Campione” è l’opera prima del regista Leonardo D’agostini, nel cast figurano attori come Stefano Accorsi, Andrea Carpenzano, Ludovica Martino, Mario Sgueglia, Camilla Semino Favro.

LA TRAMA

La notizia del giorno riguarda il calcio, non quello dello stadio e dei rigori ma quello delle giovani promesse del calcio, perché Christian Ferro (Andrea Carpenzano) il 19enne astro nascente della Roma, ha cercato di derubare un negozio ed ha aggredito una guardia. Per il mondo dei media è un giovane privilegiato che fa una bravata dietro l’altra per attirare l’attenzione, per il presidente dell’associazione calcistica è la goccia che fa traboccare il vaso. Da quel momento apre il bando per trovare qualcuno per insegnare la disciplina e la cultura a Christian, sì, perché deve preparare la maturità.

Il posto è assegnato a Valerio (Stefano Accorsi) un insegnante schivo e bisognoso di soldi che accetta il lauto tributo per fare il suo mestiere, ma insegnare a una promessa del calcio (pigra e sommersa d’impegni “social”) non è affatto facile. Dopo i primi contrasti, tra i due si forma un legame che cambierà il loro modo di vedere il mondo.

LA RECENSIONE

Al centro della storia c’è una riflessione sulla gioventù, quella che non ha terminato gli studi per dedicarsi allo spettacolo o al calcio e che, raggiunta la notorietà, si trovano con un conto in banca ben fornito ma con i limiti mentali di chi non è istruito. Dietro tutto questo c’è un gioco basato sulla mercificazione, gli atleti sono “macchine” per fare soldi e nulla più. Il calciatore diventa il simbolo della gioventù contemporanea che smette di andare a scuola per restare su instagram o per crogiolarsi nella pigrizia piuttosto che investire nel proprio futuro.

Il campione, prodotto da Sidney Sibilia (Smetto quando voglio) e  Matteo Rovere, attira ma non conquista.  Forse sarà un esordio in sordina per Leonardo D’Agostini, indebolito anche da una scelta non scontata: il protagonista principale gioca nella Roma.

Sarebbe stato diverso se la squadra fosse stata la Juve (nda)…? Un altro limite che può pesare è il biascicare romano. Scelta coerente ma che alla lunga stanca. Si ha l’impressione di vedere poco Accorsi sullo schermo. Peccato.

Il film affronta un argomento intelligente fornendo una risposta originale a uno dei dilemmi dell’insegnamento:”come avvicinare i ragazzi di oggi allo studio?”. Sintomatico del ritratto italiano fornito dal film è osservare l’assenza di una figura modello per i giovani(lo stesso padre del protagonista è un vigliacco che sperpera gli incassi del figlio).

Chi può intervenire?

Secondo gli autori: l’istruzione.

Anche secondo me.

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