di @storient

Diciamolo subito, il Re leone è un bel film, tuttavia, nelle prossime righe, scopriremo perché, tutto sommato, non sia poi tutto questo granché. Per farlo mi rifarò anche a una bellissima storia di Plinio il Vecchio a proposito di Zeusi ma andiamo con calma.

Sono tempi duri per il cinema, dopo più di un secolo, è riuscito a passare da “fenomeno da baraccone” a impresa d’enorme impatto economico capace di veicolare sogni, emozioni e creare miti. Di fronte al suo enorme peso “economico” diventa subito chiaro che, all’interno di un meccanismo simile, verrà data la precedenza a un investimento “sicuro” rispetto a quello che temono gli studios: la novità (sinonimo di rischio e quindi investimenti perduti…).

Il Cast

Non credo che la Disney, la più grande casa d’animazione (e Franchise) del pianeta abbia “esaurito le idee”, piuttosto credo che abbiano sviluppato un’abile meccanismo per cui è molto più semplice fare qualcosa di già visto (anche se con dei pixels in più). Il re leone rientra in questa strategia (presto toccherà ad altri capolavori Disney, essere masticati e sputati con grafica iperrealistica e un sano e sterile realismo). Diretto da John Favreau (Iron man…questo dice tutto, ma non voglio essere prevenuto), con la sceneggiatura di Jeff Nathanson (Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar) e interpreti quali Seth Rogen, Donald Glover (alias Gombino, cercate “Childish” su youtube), Beyoncè, Chewetel Ejofor (12 anni schiavo) e James Earl Jones.

La trama

Il nuovo Re Leone si vuole porre come quello che scalzerà il precedente (complice la grande pubblicità che ne hanno fatto), come il film originale del 1994, la trama segue le vicende del leoncino Simba (doppiato da Marco Mengoni per l’edizione italiana) e del suo conflitto con il malvagio zio Scar, unico responsabile dell’omicidio di suo padre, Mufasa, il re della savana. Dopo essere stato convinto di aver causato la morte del padre, Simba fugge in esilio dove conosce Timon (Edoardo Leo) e Pumba (Stefano Fresi), con cui stabilisce un forte legame (Hakuna Matata!). Il suo passato da erede al trono sembra solo un ricordo quando improvvisamente è richiamato a casa da una vecchia conoscenza, Nala (Elisa) che condanna i crimini del nuovo sovrano, il temibile Scar (Massimo Popolizio) e le sue iene.

La critica

Il Re leone del 2019 è una dimostrazione di capacità di calcolo per tutti i processori usati per raggiungere un’estetica dell’immagine così realistica da illudere che gli animali siano “veri per come il loro pelo è illuminato dalla luce del sole, per il movimento così realistico delle zampe, per i dettagli della pelliccia, del modo in cui una farfalla si muove lungo lo schermo. Ogni animale, pianta e riflesso sull’acqua ha un fascino spettacolare. Tanto che, davanti a queste virtuosismi estetici, la platea tace.

Tuttavia, dietro tanta bellezza si cela una pecca non da poco, la scelta di interpreti piatti e in un attimo l’intero castello di carte firmato Disney viene giù come se non ci fosse un domani. È inutile aver grafiche iperrealistiche se poi l’interpretazione (da cui proviene l’anima, ci tengo a sottolineare) è la stessa di un budino (eccezione fatta per Mufasa, Scar e la coppia Timon e Puma) si fa fatica a legarsi al protagonista Simba e al suo doppiaggio insipido.

Se nell’originale, nell’animazione si intravedevano molto le espressioni del viso, qui si hanno solo dei manichini (splendidi eh) che muovono la bocca. E ciò che doveva essere un richiamo per un’esperienza mistica, diventa solo l’ennesima dimostrazione di quanto sia avanti la grafica digitale e tutto il resto passa in secondo piano (interpretazione inclusa) quando è proprio grazie all’interpretazione che nascono personaggi che fanno poi sognare intere generazioni.

Basti pensare che nel lontano 1994, il cast del re Leone, vedeva nomi quali: Jeremy Irons(The Mission),James Earl Jones (reso in Italia con Vittorio Gassman), Whoopi Goldberg, Rowan Atkinson, Nathan Lane. Tutt’altro livello. Tutt’altro film. Siamo sicuri che il valore di un film si veda solo dalla grafica con cui è stato realizzato?

Come una fiaba

Una volta Plinio scrisse di Zeusi, pittore dell’antica Grecia, noto per il suo enorme talento. Era capace di dipingere qualsiasi cosa e con tanta abilità da farlo sembrare verosimile. L’episodio di Plinio riguarda un acino d’uva, dipinto con tanta minuzia da Zeusi ingannare i passerotti che si fermavano a beccare l’uva dove in realtà c’era solo pietra. Così la Disney, lasciatevi attirare da queste ombre digitali ma il loro sapore, dietro tanta bellezza, sarà insipido, sterile. Peccato.

Meglio l’originale (tanti bei Pixels eh, ma il primo vince senza dubbio).

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