Palazzina di Caccia di Stupinigi dal 12 ottobre al 12 gennaio 2020

di @storient

A volte il destino delle opere d’arte ha dello straordinario. In questo caso un’artista che è stata scoperta per caso. Volete sapere come? Continuate a leggere.

È una giornata di pioggia sottile e fitta, tanto fitta da ricordarmi le pennellate isteriche di un dipinto impressionista, chissà perché penso che l’impressionismo abbia molto a che fare con la fotografia. Mi aspetto di trovare una mostra composta da foto di nature morte, paesaggi qualche ritratto; un’artista esaltata dalle riviste Magnum Photo o Life ma nulla è più lontano dal vero.

È il 2007 quando John Maloof (allora un videomaker, successivamente regista e produttore) sta conducendo delle ricerche iconografiche per la città di Chicago di cui scopre di avere davvero poco materiale a riguardo (pare che esista poco materiale d’epoca); così, per non sopperire alla delusione, decide di partecipare a un’asta (presente quelle aste americane dove mettono in vendita i box espropriati? Clicca qui per avere un’idea) e ne acquista uno pieno di materiali vintage per il valore di 380$. All’interno del box però, John trova una scatola piena zeppa di rullini, negativi e materiali fotografici. Dopo aver sviluppato alcune fotografie, John decide di condividerle su un sito di photo sharing (dove gli utenti condividono le loro foto) chiamato Flickr e in poco tempo, le foto raccolgono così tanti consensi che John è costretto a fare ricerche per scoprire l’autrice di tutto quel materiale fotografico: Vivian Maier.

1961, quel giorno Vivian sta tornando a casa dopo aver fatto metà giornata come balia, ha un abito lungo tinta pastello che ricorda quello delle attrici dei film di Hitchcock e al collo la sua migliore amica, la sua piccola amica, la Rolleiflex (camera che fornisce due lunghezze focali, una da f:3,5 e una da f:2,8, la marca tuttavia ha una gamma che raggiungono in totale cinque lunghezze focali differenti).

La stazione di Chicago in tarda mattinata è ricca di gente, mamme che portano i bambini a trovare i nonni, fidanzati che si ritrovano e lì, al centro dalla struttura, un insieme di lenzuoli, colletti e berretti bianchi baciati dal sole che filtra dalle finestre. Vivian li guarda meglio, sono i ragazzi della marina che devono andare alla base di New York o forse sono appena tornati, non ci è dato saperlo. Possiamo soltanto coglierne l’aura dorata grazie alla luce del sole che sembra abbracciarli.

Sono tutti giovani e si guardano attorno con aria smarrita, due di loro si girano e guardano in camera. Click!

Si è subito colpiti dalla capacità tecnica da cui emerge austerità. Le foto sono scene di vita quotidiana, scene di vita di strada (gente seduta, a passeggio, bambini che mangiano il gelato o un insieme di giornali e Peanuts in attesa di essere consegnati ai giornalai locali), in ogni fotografia si vede il dettaglio che lo rende unico, in questa foto è il raggio di luce che conferiscono ai marinai un alone quasi sacro. Alla mostra si può essere affascinati da quanti dettagli possono rendere unica una fotografia.

La mostra ripercorre il cammino artistico di Maier dagli inizi (fotografia in bianco e nero) fino alle fotografie degli ultimi anni (con un passaggio graduale al colore) e con quello che è sempre stato l’elemento della poetica di Maier: l’autoritratto.

Con Vivian Maier si ha modo di mettere in discussione anche il concetto di autoritratto. Una delle ultime fotografie degli autoritratti di Maier ritrae un cappotto e pochi altri oggetti personali stesi a terra e fotografati, l’autoritratto non è per forza il ritratto a cui siamo abituati a cogliere i lineamenti del viso ma può anche essere qualcosa di più emotivo, i vestiti che indossiamo, il riflesso nel vetro o la propria ombra disegnata dal sole su un prato fiorito: semplicità e profondità.

Ogni fotografia sembra essere un fotogramma di un film del cinema classico degli anni cinquanta e sessanta, in alcuni sembra di poter intravedere Hitchcock e in altre Orson Welles. La mostra è una bellissima occasione per conoscere una personalità di grande talento nel mondo della fotografia, per sbirciare (grazie alla tecnica limpida di Maier) alcune particolarità dell’America anni ‘60 e scoprire, in un epoca di selfie e post, che a volte, ciò che conta, non occupa obbligatoriamente tutta l’inquadratura.

E Vivian? Si spegne nel 2009 senza conoscere mai il successo che hanno riscosso le sue fotografia e senza che John abbia potuto rintracciarla in tempo…

E John Maloof? Beh, dopo aver sviluppato le fotografie, ha realizzato un documentario chiamato “Alla ricerca di Vivian Maier” premiato con la nomination oscar come miglior documentario (2015) e British Academy Film Awards come miglior documentario, forse da allora, sta partecipando ad altre aste e chissà quanti altri fotografi ci farà scoprire…

Venite a scoprire “Vivian Maier – in her own hands” presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi dal 12 ottobre al 12 gennaio 2020

Orario:10:00-18:00
Dal martedi al venerdi dalle 10.00 alle 17.00 – Sabato Domenica e festivi dalle 10.00 alle 18.00. Chiuso il lunedì.

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