Di Casa De Tango by Etnotango

Foto di Giuseppe Mura, Gabriele Mariotti e Claudio Solera

La rubrica IN PUNTA DI TANGO nasce ex novo su T’InformaNews come contenitore virtuale per sottolineare con la punta di una matita ideale (blù o rossa, a  seconda) i vari movimenti, tendenze, correnti, eventi e progetti culturali, formativi, creativi e didattici sulle molteplici sfaccettature socioculturali e artistiche del tango. Questa seducente disciplina multiforme insediatasi negli ultimi decenni in Piemonte-  e di cui Torino è capitale italiana – ci permette di fermare lo sguardo laddove si accendano intriganti focolai di sperimentazione del “nuovo” intorno a questo fenomeno fatto di “mirade” e “cabecei “, incroci di gambe, teste e braccia sul ritmo e la melodia di Buenos Aires sviluppatasi anche nel comparto piemontese come una necessaria risposta alla difficoltà di rapporto relazionale, in particolare tra uomini e donne.

La missione di Casa de Tango è quella di narrarvi le peculiarità, i casi pratici più interessanti, e le esperienze meno scontate intorno al tango, possibilmente raccontandovi episodi di miglioramento evolutivo delle persone coinvolte in questa o quella attività (o anche denunciandone il peggioramento, perché no) attraverso il contatto e la pratica del “marchio” rioplatense che magari abbia avuto alcune inaspettate ricadute sul comprensorio stesso di appartenenza. Chissà, forse, sospettiamo noi, mutandone almeno un poco il DNA.

Questa rubrica intende quindi agire da Sherlock Holmes per attivare una sorta di osservatorio sulla riqualificazione degli spazi, dei luoghi e delle persone che praticano questa “ossessione” tutto sommato ancora in modo molto molto sostenibile. Ma può un semplice ballo attivare un miglioramento del clima sociale tra i giovani e i “diversamente giovani” che ivi risiedono? Possono le azioni di insegnamento – tramite le cosiddette “lezioni” di supporto formativo e didattico delle scuole, piuttosto che di aggiornamento svolte attraverso gli anelati stages esterofili –  accrescere l’economia e l’attrattività turistica di un’area geografica?  Che effetto può avere sulle dinamiche di rete e di sviluppo del tessuto umano di una comunità, la convergenza collaborativa tra diversi Insegnanti – italiani o argentini che siano – e gli Operatori di Tango (gestori di milonghe, di locali o di palestre/spazi di ballo sociale) con altre Realtà commerciali come ad esempio agriturismi, bed and breakfast, negozi di abbigliamento, ristoranti, enoteche etc? Quali faide o cordate si creano, al punto da desertificare in un attimo una serata con grande musica (magari anche eseguita dal vivo)  e riempire una sala da ballo con inascoltabili marcette di musica registrata?

Il Tango –  con le sue variegate proposte di produzione artistica di offerta a tutto tondo – può contribuire a creare le condizioni per l’implementazione di imprese culturali attraverso la ricerca di nuovi format di fruizione e di intrattenimento che utilizzino i linguaggi stessi di tale disciplina? Ci vengono in mente le sperimentazioni sinestesiche tra degustazioni di vino, caffè e cioccolato abbinate alle musiche di tango e così via…

E ancora: le tecniche di interleading(ossia del cambio del ruolo, già teorizzato dal noto Maestro Rodolfo Dinzel) e di backleading (ossia quando la ballerina guida il ballerino senza cambiare l’abbraccio, mantenendo la sua posizione e prendendo direttamente l’iniziativa) nel ballo del tango, possono trasformare la percezione dei ruoli (maschile/femminile) in una coppia, e in particolare del ruolo della donna nella società ancora troppo maschilista di oggi?

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La verità è che la forte offerta fruitiva ispirata al tango e argentinità – declinata attraverso teatro, danza, musica, poesia, cinema, moda, costume, società, terapia, poesia e letteratura, ristorazione, artigianato, ritualità, etc – si è radicata in Piemonte negli ultimi cinquant’anni grazie anche all’ humus degli argentini emigrati qui in Italia tra gli anni Settanta e Ottanta e la loro capacità del sapersi adattare e fare tutto in modo trasversale. Sta di fatto che l’individualismo e la superbia degli Italiani abbinata alla scafatezza di questa parte del SudAmerica ha di fatto contaminato i limiti e confini dei ruoli da “professionista” ad “amatoriale”, contribuendo de facto allo sviluppo della cultura nazional popolare tanto in voga sui social anche nel tango (!), per cui l’opinione del Chiunque vale come quella di persone che hanno passato la vita a studiare, formarsi, aggiornarsi, leggere e documentarsi. E così via. Senza alcun senso di sana autocritica o obiettività.

Vi facciamo un esempio classico di trasmigrazione del proprio ruolo nel mondo del lavoro (es (io) operaio /geometra/ bancario – vale comunque) mi esibisco quindi sono un Ballerino (notare la B maiuscola), metto musica quindi divento un Dj anzi un TDJ, poi decido di prendermi uno spazio e apro una milonga quindi divento un gestore di locali, mi apro un blog di opinione e divento un influencer e infine, se ci riesco, nel mentre che a mia volta insegno di straforo, mi apro pure un negozio che vende articoli di consumo ad alto costo (prettamente calzature tecniche da ballo). Questa “migrazione tuttologa e tuttofare” – avvalorata dalla scarsità di offerta di lavoro degna di tale nome – nello spazio del km 0 in alcuni casi sfocia proprio con il tango in un vero e proprio cambio di professione oltre che di vita, e di capi nell’armadio. Pratica che accresce il giro della retribuzione “in nero” impedendo così di monitorare una stima reale dei flussi economici intorno al tango stesso. Pertanto tutto questo non è solo una mutazione “artistica”, ma anche sociologica, che a sua volta combacia perfettamente con i motti pirandelliani citati nell’Uno, Nessuno, Centomila.

Ci impegneremo pertanto a tenere attraverso questo appuntamento fisso una sorta di “officina di ricerca di casi studio” sugli usi, mestieri e costumi attuali intorno al tango rioplatense – senza con ciò trascurare gli elementi storici e di contesto legato all’Argentina sino alla sua attualità. Una attualità che si mischia, anzi si “meticcia” (il tango è meticciato puro, se ci concedete l’ossimoro) alle lezioni di Lindy Hop (che col tango non c’entra nulla) e di Latino (idem come sopra), alle produzioni trite e ritrite di format sempiterni, di Maratone, Festival e Raduni improbabili e di saggi di fine anno travestiti da spettacoli ancor più coreografati sino alla nausea, ma che hanno successo perché c’è sempre qualcuno che nel tango vuol “mettersi in gioco” salendo sul palco. E pagando salatamente per farlo.

Il tango invece avrebbe così tanto di nuovo da sperimentare, studiare, ricercare anche solo nel linguaggio occulto delle “marche”, sequenze e strutture basiche. Ancor più guardando alla sua matrice multietnica e “intergeneris” musicale del presente o del passato. Basterebbe pensare alle fatiche delle orchestre tipiche, magari anche per strada, tra la gente, dove è appunto NATO il tango – per rendere evidente la forza primigenia e insuperabile di altri grandissimi argentini come Jorge Luis Borges, Astor Piazzolla e lo stesso paroliere Horacio Ferrer. Uomini, intellettuali e artisti che hanno esplorato le peculiarità, affinità e congiunture emozionali che il codice del tango offre in particolare ai bailarinos. E a chi li guarda, stupito e rapito.

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Il tango è un acceleratore del dialogo con il proprio intimo, che in quel momento ci viene offerto proprio dall’interscambio silenzioso con l’Altro.  Dal fenomeno dell’emigrazione e la conseguente trasmigrazione dei saperi tra Italia e Argentina dall’ 800 ad oggi, le abitudini sociali attuali nei consumi, alla moda e costume di tendenza, dalla semiotica iconografica trasmessa attraverso il cinema, l’arte e la pittura, sino al voyerismo che passa attraverso il fenomeno dei sempre più numerosi fotografi in milonga e le sue relative onanistiche e autocelebrative ricadute mediatiche sui social sino ad aspetti più tosti come il metalinguaggio di comunicazione sessuale annesso a questa danza sociale che non è biodanza, ma quasi poco ci manca, sino alle languide atmosfere notturne che si mescolano al citazionismo poetico di una “cancion” sussurrata all’orecchio tra una “tanda” e una “cortina”.

Dalla cultura degli usi e costumi tradizionali del tango, al viaggio geografico nelle province più vaste oltre Buenos Aires, dove prolifera la cultura del vino importata dal Piemonte e i viaggi di ritorno delle empanadas dalla Sardegna alla Pulperia (drogheria dove si mangia, si ascolta musica e si balla) lungo il Rio de La Plata, il tango è tutto e può essere Patrimonio Intangibile UNESCO (quest’anno al suo Decennale) oppure livida controfigura del nostro Ego più indecente.

E così nel tango si passa, purtroppo, dalla musealizzazione – e relativa, sovente, orrida gadgettistica dei suoi personaggi “culto” come Carlos Gardel o dello stesso Rodolfo Valentino – sino alla raccolta e organizzazione puntuale di archivi, fonoteche e biblioteche tematiche come aveva iniziato a fare l’etnomusicologo Franco Lucà alla Maison Musique di Rivoli – all’acquisizione di collezioni di vinili, cassette a nastro, vhs e long playing desueti, oltre alla maniacale catalogazione di reperti annessi al fenomeno musicale del tango (cartigli, carteggi, strumenti musicali, spartiti, riscrizioni di partiture a cura di questo o quel musicista, accessori e custodie degli strumenti più ambiti come il bandoneon, edizioni limitate di cd, filmati, iconografie d’autore, etc) per raggiungere poi le più alte vette del feticismo con la raccolta di abiti, vestiti da palcoscenico, ventagli, monili, cappelli e scarpe (si, scarpe…per di più usate!) indossate magari anche solo una volta dalle grandissime Etoiles del tango come il magnifico ed elegantissimo Maestro Carlos Gavito,  i cui esiti collezionistici vengono esibiti e proposti al pubblico come reliquie in occasione di eventi e manifestazioni addobbate a “pillole culturali”. Tutto ciò nutrendo di finta educazione gli inadeguati upgrade dei codigos (codici non scritti) e in modo assai più mirato i comportamenti falsi e borghesi nelle milonghe* – alias i luoghi di pratiche di ballo sociale di tango – dove i maschi invitano all’ultimo dei tre tanghi prima del break la malcapitata di turno, per “provarla” (e poi darle un voto!) e riportarla subito a sedersi, come si fa per un giro di prova con una macchina, insomma.

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A proposito di barbarie in corso… Non va dimenticata l’attuale ignoranza reiterata sui compositori della musica del tango, persino su un perfetto equilibrio di forma ed un gusto d’arrangiamento come quello testimoniato dalla figura di Anibal Troilo – bandoneonista, compositore e direttore d’orchestra – una delle più rappresentative nell’ambito dell’evoluzione musicale bonaerense, che viene confusa con quella di decine di altri maestri compositori, cosa che non capita in altri generi musicali come la musica pop e rock dove nessuno si sognerebbe di confondere i Genesis con i Dire Straits, e poi magare tenerci pure una conferenza pubblica a riguardo (ciò malauguratamente avviene nel mondo del tango vista la generale poca voglia di approfondire la conoscenza da parte di una parte della collettività tanguera). Ma tralasciando per esigenze di spazio l’analisi approfondita delle composizioni musicali e le sue esecuzioni per formazione orchestrale, sorvolando quindi oltre personaggi mitici come Carlos Gardel sino ai fenomeni attuali del tango contemporaneo come i Gotan Project, occorre almeno soffermarci un attimo sugli elementi linguistici intorno alle “letras de tango” (i testi delle canzoni di tango tradizionale), argomenti ancora troppo spesso trascurati perché implicano lo studio del lunfardo e le contaminazioni di tale “esperanto” con le emigrazioni ed integrazioni storiche coi nostri dialetti (liguri, piemontesi, veneti, sardi e non solo).

Infine non va dimenticato che il Tango fa capolino da oltre un ventennio nel mondo della medicina, come ausilio terapeutico alle pratiche di riabilitazione annesse a malattie come Parkinson, Depressione, Autismo, etc. E poi ancora non va trascurato il dibattito accesissimo e tutt’ora in corso sulla visione politica intorno al tango, la sua filosofia di vita e la ricerca spirituale annessa alla connessione, inclusione e “abbraccio” universale. Insomma, in questo spazio redazionale cercheremo anche di indagarne i suoi effetti nella gestione dei conflitti tra coppie, gruppi e greggi. Ma guarda, siete persino arrivati sino alla fine di questo articolo e non abbiamo menzionato neppure una volta gli aggettivi sensuale, trasgressivo, erotico e così via. Ma allora…c’è speranza per il Tango? Bene, lo vedremo. Intanto vi diamo appuntamento alla prossima puntata.

17 thoughts on “In Punta di Tango”

  1. Grinta e grande conoscenza del tango nelle sue infinite sfaccettature fanno di te la perfetta “Padrona di casa” che sa accogliere, erudire e coccolare gli ospiti nella “Casa del Tango”…continua così ☺️

  2. Completamente d’accordo, troppa gente lo prende alla leggera e lo balla molto male, il tango andrebbe “studiato” richiede sacrificio, non dovrebbe essere il passatempo settimanale, si sta abbassando tantissimo la qualità

  3. Torino ha molti primati, il Tango, la Creatività, il Museo Egizio, le eccellenze del Gusto, la Capitale delle Alpi e tante altre ancora che vanno dai Misteri e al Noir, alla moda degli anni ‘30 ed alla nascita delle industrie cinematografiche fino alla prima capitale d’Italia…. questa rubrica aiuta e da un contributo importante a conoscere le vere radici del tango rioplatense e a quanto Torino e i suoi intellettuali può dare.. Grazie per questo contributo di Cultura.

  4. Articolo molto interessante e assolutamente condivisibile nel pensiero. Brava Monica, d’altronde tu sei sempre stata una pioniera in questo campo .

  5. Cara monica, mi chiedevo se fosse ancora attuale, necessaria una rubrica di approfondimento del tango in questi tempi di relazioni basate essenzialmente sulle tecnologie cd. Social. Io credo di si, perché non riesco a pensare ad altra disciplina cosi ecclettica che possa fornire ai giovani e meno giovani un vero e proprio antidoto per tale sciagura. Certo, i sono tra quelli meno giovani e la mia critica verso quelle che sono oggi diventate le regole d’ingaggio nella relazione uomo/donna non può essere considerata al di sopra delle parti. Ma tant ė, e nessuno potrá mai convincermi che il tango, e tutte le sue implicazioni, sia un retaggio del passato. Per questo non sono d accordo su chi intende dare al tango una natura elitaria, criticando chi lo balla mediocramente. Cimentarsi nel tango, a qualsiasi livello, ė comunque un atto di coraggio, un mettersi in gioco e questo va comunque rispettato. Io penso che quando un uomo e una donna ballano un tango il mondo attorno a loro si attenua per lasciarli entrare in un altra dimensione, aldila di ogni estetismo e di ogni forma di esibizionismo. Come al solito, cara Monica hai colto nel segno. Ti seguirò certamente. Baci

  6. Ciao Monica! Che dire? Hai toccato tutti i punti, anche i più dolenti. Il tango, in quanto evento sociale, è uno specchio della società in cui si innesta, quindi è naturale che nel modo in cui in esso si si rapportano le persone e tutto ciò che vi gira attorno riveli, nel bene e nel male, la realtà in cui viviamo. Noi ricordiamo ancora l’epoca in cui era fenomeno di un nicchia e un po’ rimpiangiamo quei tempi, ma se fosse rimasto tale probabilmente si sarebbe consumato senza dare frutti. Invece penso a quanto bene ha fatto e fa aa tante persone che grazie aa lui hanno trovato una loro dimensione ( quella che tu chiami riqualificazione 🙂 e hanno potuto spezzare i lacci della solitudine. Quindi, al di là di tutto, evviva il tango. Grazie per continuare a parlarne e a diffondere la sua cultura.

  7. Fotografia reale e qualche speranza.
    Le dinamiche tra chi crea la storia e le magie e chi ne condivide le passioni sono veramente diverse : chi le crea imprime nel DNA una sorta di gene duraturo che ne garantisce la sua prosecuzione,chi ne fruisce ha necessariamente bisogno di spinte innovative che ,mantenendone l’ortodossia ,sappiano dare slancio attraverso nuove correlazioni.
    Tutto ciò che si condivide in modo passionale rimane.
    Mario

  8. Bellissimo articolo complimenti! Molto interessante. Bella l’idea di questo spazio, è importante avere una rubrica dedicata in cui leggere di tango e della nostra comunità uscendo dai social e dalla visibilità del ‘like’ affrontando anche i temi delicati e che spesso si preferisce non vedere. L’autorevolezza di poter dire alcune cose senza peli sulla lingua denota e richiede un grande coraggio. Mi piace molto questa idea: un’analisi a tutto tondo con buon gusto e sensibile attenzione. Soprattutto mi piace il modo, il tono e l’approccio. Brava!

  9. Finalmente un approccio diverso sul tango!
    Molti spunti , anche “irriverenti” per. cercare di capire ma sopratutto sentire il significato del meraviglioso “pensiero triste che si balla”.

  10. Articolo molto interessante Monica, con pensieri espressi senza timore ed un’idea di cosa dovrebbe essere il tango piuttosto che quello che sta diventando, considerando lo sfruttamento come dico io solo puramente e purtroppo ultimamente commerciale.
    È necessario come si suol dire “rientrare nei ranghi” del vero tango dove l’unica cosa dovrebbe essere l’espressione dell’anima abbinata alla musica stessa, dove non è importante il luogo quanto la voglia di tirar fuori ciò che si ha dentro, poco importa dove, in un locale, in un bar, in una piazza o su un marciapiede, né tantomeno con chi, perché ciò che hai dentro è ciò he sei.
    È giusto mettere certe conoscenze positive e giustamente anche negative per aiutare a soffermarsi ed a migliorarsi.
    Questa rubrica sembra al caso perfetta.

  11. Articolo molto interessante Monica, con pensieri espressi senza timore.
    Il tango oggi è sfruttato troppo per scopi commerciali, perdendo la sua vera natura.
    È necessario come si suol dire “rientrare nei ranghi’ prima che si perda la vera essenza di questo ballo che dovrebbe essere l’espressione dell’anima abbinata alla musica poco importa dove e con chi….e meno ancora come sei vestito, ciò che esprimi è cio che sei, un’anima nobile riesce a trascinare chiunque e chiunque può farsi trascinare nei movimenti in un bar, in un locale, in una piazza, su un marciapiede, In fin dei conti è così che ha sempre funzionato in Argentina.
    Ogni informazione o pensiero positivo o giustamente negativo è utile laddove serve a soffermarsi ed a migliorarsi.
    Questa rubrica sembra fare al caso.

  12. Ottimo articolo con riflessioni sul tango assolutamente condivisibili. In giro si vede troppa gente che non è veramente interessata al tango, ma solo agli aspetti commerciali o ‘relazionali’ Certo è un ballo sociale ed è fondamentale anche questo aspetto, ma sentire il tango a mio avviso, è una cosa che ti viene da dentro e che ti fa apprezzare una tanda anche se con una ballerina non bravissima ma che chiude gli occhi e si ‘lascia andare’. Il tango è tecnica sicuramente, ma senza sentimento, senza quel pathos che si riesce a creare nell’abbraccio, non esiste… e allora ben venga la mercificazione di tutto. Finché ci saranno persone disposte a non ‘sentire’ ma, solo ad ‘apparire’, qualcuno continuerà a fare affari. Ma, intanto, il tango, quello che viene da dentro, comunque va…

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