La xenofobia verso il popolo cinese dopo il coronavirus

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Di Luca Garzino Demo

Siamo tutti sicuri che sia così vero il detto (spesso autodeclamato) «italiani brava gente», o «italiani dal cuore d’oro» e simili? Perché pare che la bravura ci sia, sì, ma nel marginalizzare alla prima occasione.

Statisticamente (stando ai dati attuali) una donna italiana ha più probabilità di essere uccisa dal marito/ex/fidanzato piuttosto che dal coronavirus. Eppure non si è aspettato nemmeno un po’ per isolare la comunità cinese in Italia, quasi che fosse un virus a preferenza etnica. Ristoranti, bar, parrucchieri e sartorie registrano un calo di vendite a causa della paura ingiustificata. Eppure gli esperti sono chiari: non c’è motivo di evitarli.

Non sono ancora stati registrati casi di discriminazioni verso le macchine, nonostante uccidano, tramite incidenti o inquinanti, molto più del virus.

E quindi? Non ci fidiamo degli esperti, o in generale non ci fidiamo di tratti somatici differenti? Probabilmente sono veri entrambi: ma togliamoci dalla testa di essere bravi amiconi solo per il fatto di essere italiani. E magari chiediamoci se veramente sia la prima volta che manifestiamo razzismo verso il popolo cinese, o se fosse solo latente.

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