Una stella che non brillerà più

di Andrea Bergamasco

Si è conclusa domenica 7 luglio l’ultima esibizione europea del “FAREWELL YELLOW BRICK ROAD TOUR 2019” di Sir Elton “Rocket man” John,  è avvenuta in Italia presso le mura storiche di Lucca, il tour d’addio di un artista che ha concluso una carriera durata quasi mezzo secolo.

Una carriera unica, leggendaria e forse irripetibile di questo personaggio straordinario che ha fatto conoscere a tutto il mondo la sua musica, venduto milioni di dischi e vinto premi prestigiosi, accolto ripetutamente e con amicizia alla corte d’Inghilterra dalla quale è stato anche nominato baronetto e cavaliere all’ordine del merito della regina Elisabetta.

In un concerto di quasi tre ore l’artista inglese ha proposto al pubblico tutto il meglio del suo repertorio.

In smoking nero con paillettes luccicanti e accompagnato da una band di sei eccellenti strumentisti, Reginald Kenneth Dwight, questo il suo vero nome, sin dal primo brano eseguito, “Bennie and the jets”, ha mostrato al pubblico un’energia incredibile e la sua bravura sui tasti del pianoforte, dando prova di essere ancora ai massimi livelli.

Non sono mancate le emozioni con i brani più significativi della sua carriera: Rocketman, Words, Candle in the wind e soprattutto la splendida Don’t let the sun go down on me, pubblicata nel 1974 e di cui esiste un’altra Altrettanto meravigliosa versione incisa nel 1991 in duetto con George Michael.

Il brano venne registrato “live” durante un concerto che George Michael  stava tenendo al Wembley  Stadium e in quell’occasione John era ospite.

Particolare curioso: l’artista, pur aderendo alla scelta di partenza di suonare in piazza Napoleone, ha voluto a tutti i costi che si suonasse presso le mura storiche, come era accaduto in precedenza lo scorso anno per Roger Waters e due anni fa per i Rolling Stones.

La serata si è chiusa con il brano “Your song”, al termine del quale, con toccanti effetti coreografici, sfilatasi la vestaglia di paillettes e rimasto in tuta, saluta il pubblico scomparendo tra le pareti  dello schermo centrale che, chiusosi alle sue spalle, mostrava l’artista che proseguiva il suo cammino in un giardino fiabesco a simboleggiare il suo viaggio nella nuova vita.

Il tour ripartirà negli Stati Uniti il 4 settembre, ma c’è da chiedersi se mai in futuro nasceranno artisti del suo stesso spessore e talento.

Scaletta:

Bennie and the Jets, All the girls love Alice, I guess that’s why they call it, The  Blues, Border Song, Tiny Dancer, Philadelphia freedom, Indian sunset. Rocketman (I think it’s going to be a long time), Take me to the pilot, Sorry seems to be the hardest word, Words, Someone saved my life tonight, Levon, Candle in the wind, Funeral for a friend/Love lies, Bleeding, Born down the mission, Daniel, Believe, Sad song(say so much), Don’t let the sun go down on me, The bitch is back, I’m still standing. Saturday night’s alright for fighting

Bis:

Your song, Goodbye yellow brick road.

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