di Andrea Bergamasco

Nella notte del 24 febbraio , si è svolta presso il Dolby Theatre di Los Angeles la 91esima edizione degli Oscar. Un’ edizione caratterizzata da sorprese, conferme e soprattutto polemiche.

Il tema centrale di quest’anno era la musica, che aveva in gara per la categoria come miglior film ben tre pellicole: “Bohemian Rhapsody”, “A Star is born” e “Green Book”.
Tre film musicali differenti e contenenti una loro personale tematica: l’omosessualità e il dramma dell’Aids, la scoperta del talento e il grave problema del razzismo in America.

I più quotati in questa edizione erano “ROMA” di Alfonso Cuaròn, pellicola vincitrice dell’ultimo Festival di Venezia, e “LA FAVORITA” di Yorgos Lanthimos con 10 nomination a testa.

Tra queste pellicole in gara c’era anche la sorpresa dell’anno “BLACKPANTHER”, il primo film dei supereroi MARVEL che concorreva con ben 7 nominations, tra cui quella come miglior film. La serata è partita subito alla grande con i QUEEN, o almeno ciò che resta della storica band, che con Adam Lambert alla voce ha eseguito un breve medley della loro strepitosa carriera.

Le sorprese arrivano subito con il premio come miglior attrice non protagonista all’attrice afroamericana Regina King, per il film “SE LA STRADA POTESSE PARLARE”, che batte tre candidate forti: Emma Stone e Rachel Weisz rispettivamente per “LA FAVORITA” e Amy Adams per  “VICE”, film biografico sulla vita di Dick Cheney.
Sorprende un pochino la scelta di attribuire il premio per la miglior scenografia al film “BLACK PANTHER”,  in quanto di essa non si può parlare poiché il film è stato interamente girato con l’ausilio della computer grafica.
Ma il film vince meritatamente anche l’Oscar per i migliori costumi, con l’impressionante lavoro della costumista pluri candidata agli Oscar Ruth E. Carter, che a capo di un team di trenta stilisti e sei mesi ricerca ha reso giustizia al popolo africano, unendo nelle sue creazioni tradizione e tecnologia.

BOHEMIAN RHAPSODY”, anche se non ha vinto il premio come miglior film, ne esce comunque vincitore morale, con ben quattro premi: miglior montaggio sonoro, miglior sonoro, miglior montaggio e Rami Malek come miglior attore protagonista. E proprio il discorso di Malek è stato uno dei momenti più emozionanti della serata. Oltre a ringraziare la madre presente in platea e il padre che non c’è più, ha ricordato al pubblico che la sua vita è molto simile a quella che visse Freddie Mercury, in quanto lui è figlio di genitori egiziani emigrati. Lady Gaga ha incantato con l’interpretazione del brano “Shallow” tratto dal film “A Star is born” in coppia con un sorprendente Bradley Cooper, che si è dimostrato davvero un eccellente cantante. Il brano vince l’Oscar come miglior canzone originale. A spuntarla però è “GREEN BOOK” che si aggiudica ben tre statuette come miglior film, miglior sceneggiatura e miglior attore non protagonista Mahershala Ali.

Non sono mancate situazioni toccanti, una su tutte è da attribuirsi al momento in cui sono state celebrate tutte le più importanti personalità del mondo del cinema venute a mancare lo scorso anno. Sono stati ricordati Ermanno Olmi, Vittorio Taviani, Bernardo Bertolucci, Milos Forman, Penny Marshall, ma non due nomi di rilievo enorme come Stanley Donen, il papà del genere musical e l’attore americano R.Lee Ermey, meglio da tutti ricordato nei panni del mitico Sergente maggiore Hartman del cult “FULL METAL JACKET”, mancanza destinata sicuramente a sollevare qualche polemica.
In conclusione un po’ di rammarico che anche quest’anno non ci siano stati film italiani a concorrere per questa mitica e ambitissima statuetta, che il cinema italiano non abbia molto da offrire all’estero? Speriamo in futuro di sorprendere positivamente l’Academy e portare una statuetta nel nostro Paese.

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