Uno splendido spettacolo dedicato alla tragedia del Grande Torino a Superga

Di Ermanno Eandi

Il 4 maggio non è solo la data dell’inizio della fase due dell’emergenza COVID-19, ma per il popolo granata è una ricorrenza mistica: è l’anniversario della Tragedia di Superga dove perì il Grande Torino.

Fino all’anno scorso chi riusciva andava sul sabaudo colle a rendere omaggio alla lapide degli Invincibili e ad assistere alla Santa Messa, quest’anno non sarà ovviamente così. Su questo funesto evento si sono scritti tanti libri, poesie, si sono realizzati film e anche uno spettacolo teatrale.

 Proprio di quest’ultimo vogliamo occuparci in questo articolo, una toccante piece teatrale, molto ben fatta dedicata al Grande Torino. Il titolo dello spettacolo è “Le maniche del capitano” e la compagnia che lo mette in scena si chiama  “Quelli dell’Isola” di Virle un comune nella seconda cintura di Torino. Per conoscerne di più dell’ottimo spettacolo incontriamo Ivano Arena, il regista, uomo sensibile con una raffinata penna. Ivano ha firmato la regia di oltre trenta spettacoli, tra cui uno dedicato a Fausto Coppi (volavo con lui), ma la sua più grande gioia professionale la avuta con “le maniche del capitano”

Ivano Arena, come è nata l’idea di realizzare lo spettacolo?

Quindici  anni fa ero a cena con Gianni Bellino (personaggio noto nel mondo del Torino FC e anima del festival Granata di Vigone),  fui rapito dall’enfasi e dalla passione di Bellino e, essendo un regista, decisi di cimentarmi nell’ardua impresa di fare uno spettacolo sul Grande Torino, ma con qualcosa in più.

Cosa intende con qualcosa in più?

Non volevo solo parlare della squadra e della tragedia, ma dare uno spaccato della vita del tempo, con le gioie del dopoguerra, i problemi sociali, intersecandoli con la storia del Grande Torino.

Quali difficoltà ha incontrato nello scrivere lo spettacolo?

Non ho incontrato nessuna difficoltà, avevo solo paura di cadere nel banale, essendo molto critico con me stesso, quando affronto un tema, applico questo metodo: cose semplici ma ben fatte.

Che importanza hanno i costumi nel suo spettacolo?

Sono fondamentali, solitamente il fondale è nero, ma i costumi sono coloratissimi e ricchi di pathos, mi lasci citare la scena di Venezia, dove si parla del passaggio dalla squadra della laguna al Torino di Valentino Mazzola ed Ezio Loik, ebbene, io l’ho trasformata in un carnevale, con le gondole e  con Arlecchino che narra la vicenda.

Qual è la scena più toccante?

Ovviamente quella tragedia, dove nell’ora dello schianto un bambino lascia cadere un aereo di carta, mentre lo speaker recita i nomi della grande squadra

Dove ha trovato gli attori?

Faccio una premessa, io ho sempre fatto teatro popolare, quindi la compagnia era composta da circa 60 persone, ovviamente non era professionisti e avevamo una  location barocca stupenda  quella del Castello dei Conti Piossasco Villa Piemonte di Virle.

Quante repliche sono state fatte?

Sono ormai centotrenta. In Piemonte e in altre regioni.

Adesso però lo spettacolo si è evoluto….

Sì, adesso molto è diverso ma sempre avvincente, adesso è più professionale, in scena ci sono solo due attrici, è un format nuovo, elegante e raffinato.

Come vive, da regista, questo momento così arduo per il mondo dello spettacolo?

Malissimo, oltre a non poter più replicare i miei spettacoli, ho il cruccio di aver appena realizzato due ottime sale prove, sempre nel Castello di Virle e non averle ancora inaugurate. Comunque anche questa emergenza finirà e noi come il nostro capitano ci tireremo su le maniche e ripartiremo.

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