Un polpettone dal sapore insipido

di @storient

Immaginatevi di essere seduti in un prestigioso ufficio Hollywoodiano della Columbia Pictures, siete seduti su costose poltrone in pelle, aria condizionata a palla e mobili chic e avere una commissione di investitori, produttori e finanziatori (molti hanno già superato la soglia dei cinquanta), voi siete lo sceneggiatore di turno (che ha avuto la sua dose di fortuna con un film che ha avuto successo) e siete chiamati ad usare il vostro tocco per dar nuova linfa a un film che può ancora essere sfruttato. Cosa fare? Creare qualcosa di nuovo?

No. “Perché non fare un altro men In Black?”. Qualcuno protesta “Ma il terzo e definitivo titolo della saga ha esaurito ogni possibilità narrativa, che altro diciamo?”.

“No”, dice qualcun altro, “non abbiamo fatto la versione al femminile...”. La schiera di produttori si scambiano occhiate compiaciute, hanno scoperto l’acqua calda. (E l’hanno scoperta male). Intanto, come sceneggiatori avete ottenuto un nuovo incarico, fare un film e farlo sembrare il meno banale possibile.

Ecco la genesi, quello che darà vita a un film che poteva anche non esistere.

La cosa più dura di questo film è affrontare il fatto che senza un suo tassello imprescindibile, il film perde notevolmente in termini di intrattenimento. Andiamo per gradi.

Chi ha scritto la sceneggiatura? I geni, pardon, gli autori dietro questo film sono niente meno che Matt Holloway e Art Marcum (sceneggiatori dietro Iron man 1, 2008 e Transformers – L’ultimo cavaliere, 2017), questa scelta potrebbe già essere sintomatica di quello che verrà dopo. La regia, scelta curiosa, è affidata a F. Gary Gary, regista di Fast & Furious 8 e molti videoclip musicali.

Ci sono ancora dubbi sul fatto che sarà un polpettone dal sapore insipido? Il casting cerca di recuperare le fragilità di trama (Certo, Marcum e Holloeay sono due bravissimi sceneggiatori, nulla da ridire, ma in questo film si respira superficialità) impiegando Emma Thompson (abilissima attrice shakespeariana), Liam Neeson (Premio oscar), Chris Hemsworth (pronto a mettere il petto in mostra) e Tessa Thompson (Appena passata da semplice comparsa ad attrice protagonista). A questa miscela aggiungete gli immancabili effetti speciali in alta misura e usati senza badare a spese ed ecco che avrete un film di fantascienza funzionante.

Peccato che nessuno abbia preso in considerazione che avventurarsi in un Men In Black, senza Will Smith, riferimento assoluto e attorno a cui sono stati costruiti tutti i Men in black. Ed ecco Jenga. Costruire una bizzarra e lacunosa avventura dai cenni esotici (ottima idea usare Marrakech come punto di sbarco alieni, ma perché poi devono per forza sbarcare a Parigi? Non era Marrakech?). Come insegnano I guardiani della galassia “metti un personaggio 3D carino e pestifero e conquisterai tutti” ecco, in Men In Black si chiama Pedino. Abbiamo la nostra torre, iniziamo a giocare a Jenga. Il cattivo, piatto, non rispetta le promesse fatte durante tutto il film, ovvero, avere a che fare con un alieno terrificante. Mancano delle intenzioni più profonde dietro le scelte della protagonista, com’è possibile che una ragazza qualunque trovi i Men in Black? Avanti!

Altra mancanza che pesa negativamente sul film è la totale assenza di contenuti, sacrificati per avere forma di un grande film di fantascienza (I men in Black non sono i Transformers o Iron man, I men in Black sono Men in Black). I primi proponevano un costante conflitto tra ciò che noi vediamo e la realtà effettiva delle cose. Lo scettico Willi Smith era costantemente costretto a mettere in gioco i propri valori, questa era la forza dietro tutta la saga degli agenti K e J.

Il punto di vista di questo film invece parte dando per scontato che gli alieni esistano, rovinando di fatto tutto il divertimento dietro l’organizzazione MIB: essere un’organizzazione ombra che agisce, tenendo il mondo all’oscuro di tutto.

Belle scene di combattimento (degne di Iron Man) però basta notare la mancanza di un paio di tasselli ed ecco che crolla tutto e si finisce con il guardare un film che lascia insoddisfatti.

Peccato!

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