Intervista a Gegio, il fondatore di Prince Experience.

Di Ermanno Eandi

Vittorio Eugenio Savasta Fiore conosciuto ai più come Gegio è il fondatore della Prince Experience,  un uomo importante delle notti torinesi, dapprima fu raffinato organizzatore di serate in discoteca ed ora organizzatore di prestigiosi eventi.

Sono un uomo che dà il giusto peso alle cose – sostiene Gegio – sono molto legato a mia  moglie e ai miei figli, che sono le realtà fondamentali”.

Come nasce Prince Experience?

Nasce sui banchi di scuola, dai tempi del liceo con gruppo di amici,  tra i quali il mio compagno di banco Jacopo Morini ora Direttore Artistico di Armando Testa, mio fratello Umberto  e Pierlucio Firrao, oggi amministratore di PrinceProduction, queste sono le primissime persone coinvolte nella nascita di Prince.

Eravamo un team molto affiatato che coinvolgeva la gente ed eravamo per loro un punto di riferimento per le loro serate e per divertirci tutti insieme. Poi progetto si evolse con l’Università ed ha continuato a progredire fino ad oggi, quindi l’azienda è cresciuta con noi, pensi che ci sono delle persone che frequentano i nostri eventi da venticinque anni.

Perché Prince?

Ci piaceva, poi essendo giovani, l’idea di essere principi, ci faceva sperare di diventare Re in futuro

Adesso cosa fa Prince?

L’anno di svolta è stato il 2009, quando abbiamo deciso di staccarci gradualmente dal mondo delle discoteche, e abbiamo iniziato a realizzare noi gli eventi. Quindi affittare le location, spesso non destinate ad eventi (Reggia di Venaria, Lingotto ecc.) e offrire tutti servizi per l’organizzazione di serate superlative.

Questo cambio è stato dettato da una scelta o una necessità?

Assolutamente è stata una scelta necessaria, per il nostro modo di concepire il lavoro. Per soddisfare ed essere vicini al pubblico a cui facevamo riferimento dovevamo mutare, abbiamo mantenuto la gioia di stare insieme e divertirci, però con proposte diverse.

Quanto è cambiata nel tempo la sua professione?

È stata una evoluzione impressionante, pensi solo ai promoter di allora con un pacco di gettoni in una cabina telefonica a comunicare un evento a quello che si può fare oggi nel mondo dei social, un abisso.

Era meglio prima o meglio adesso?

Non è facile. Forse per certi versi era meglio prima, perché si era più legati alle persone rispetto al prodotto, era una situazione più umana e dava  più soddisfazioni. Oggi quello che conta è il prodotto, il servizio che uno offre. Quindi si scelgono gli eventi, in base alla propria necessità, valutando la qualità della proposta oltre a chi la propone.

Conta ancora il rapporto umano?

Continua ad essere un aspetto importante, diverso ma come sempre è fondamentale.

Come riesce a comunicare un evento?

Noi abbiamo una community di circa 80.000 persone che vengono informate dei nostri eventi, la nostra forza è questa.

Quali caratteristiche deve avere una serata Prince?

Anche se spesso sono molto diverse tra loro, c’è però un’idea di fondo, quello di cercare sempre l’eccellenza, dalla bellezza della location, all’impeccabilità del servizio e alla scelta del pubblico idoneo.  Mi piace regalare sogni alle persone e fargli vivere delle esperienze uniche.

Qual è l’evento che le ha dato più gioia?

Sicuramente la “Nuit Royale”, una festa in costume del ‘700 alla Reggia di Venaria, quando siamo partiti ci sembrava una sfida ma fin dalla prima edizione è stato un immenso successo che mi ha dato una grandissima soddisfazione.

Che consiglio darebbe ad un giovane organizzatore di eventi?

Innanzitutto di avere un buon progetto che  risponda realmente alle esigenze della gente e poi deve sapere comunicare molto bene

Un sogno nel cassetto?Prendere i nostri format di successo e trasformarli in start up innovative con l’obbiettivo di conquistare non solo la città di Torino, ma andare in giro per l’Italia e perché no?

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