Di: Galgano Palaferri

Una voce può essere un’invenzione. Una voce può essere una scoperta. Penso a Cathy Berberian nell’avanguardia. Penso alla Callas per come ha cambiato l’idea di tanto melodramma. E penso a Mina. C’è stato qualcosa di comune nel loro modo di concepire la voce, anche come esperimento.
(Luigi Pestalozza, musicologo italiano).

La Tigre di Cremona, a darle questo  soprannome, che l’accompagnerà per sempre,  fu l’amica, giornalista e scrittrice, Natalia Aspesi, festeggia oggi 25 marzo, nata a Busto Arsizio, ma cresciuta a Cremona, il giro di boa, 80 anni di una vita piena di grandi successi in tutto il mondo, una voce splendida e conosciuta in ogni parte del globo. Mina è, senza alcun dubbio, una delle più grandi, se non la più grande artista italiane, l’unica che ha saputo trasformare l’assenza in straordinaria presenza. Mina è una visionaria. Il suo vero talento è aver visto prima degli altri. Anticipando tendenze, consuetudini e persino geni come David Bowie, Madonna e Lady Gaga.

 Ama la vita: le piace ridere, bere, mangiare, scherzare e addirittura giocare. Odia, invece, i convenevoli, le cerimonie. E’ interista. Segno zodiacale: Ariete!

Da “Be Bop a Lula” a “Vento nel vento”. Epopea della cantante suprema della musica italiana, attraverso i suoi successi, le sue prodezze, le sue sperimentazioni temerarie e i suoi eccessi. Lei è la  storia della musica e della cultura italiana attraverso una “unica” voce, inimitabile, inarrivabile.

Parlare dei suoi successi, della sua biografia infinita, dei circa 1600 brani chee ha interpretato, dal 1950 ad oggi, impresa ardua ed impossibile, si rischia sicuramente di dimenticare qualcosa, anche di importante, a meno che scrivere un libro, non un umile e deferente articolo, come questo. Che alla fine, quindi, vuole solo essere un ricordo, un affresco, su un qualcosa che ha segnato per sempre, indelebilmente la nostra stria, la storia ella musica italiana e oserei dire, mondiale.


Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana dal 2001, per meriti artistici, 150 milioni di dischi venduti, primato assoluto di stazionamento ai vertici delle classifiche italiane, apprezzata da Antony and the Johnsons, Louis Armstrong, Maria Callas, Mirella Freni, Liza Minnelli, Mónica Naranjo, Luciano Pavarotti Frank Sinatra, Sarah Vaughan, solo per fare alcuni tra migliaia di nomi della musica popolare, lirica, jazz (i più grandi italiani l’hanno lodata lavorando con lei da sempre, da Franco Cerri, a Antonio Faraò, Paolo Fresu, Roberto Gatto,  Danilo Renato Sellani, Rea, Ellade Bandini), anche mondiale (Toots Thielmans), dagli anni 60 in poi, Mina Mazzini è la donna che ha cantato, con esiti alterni, talvolta entusiasmanti, altri discreti, in qualche caso, inascoltabili, “tutto”.  Ha pubblicato, dal 1960 in poi,  116 dischi, cantati in italiano (dialetti inclusi), inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, catalano, turco e giapponese. Da qui la fama planetaria, di cui scrivevamo prima.

La sua voce è stata quella di soprano di agilità (ora mezzosoprano, ma comunque e sempre “voce estesa”), capace di muoversi su un range di tre ottave (ma anche “qualcosa” in più). Una voce pur ricca di un’inestimabile quantità di armonici, che le hanno donato e le donano (a 80 anni, compiuti oggi) una potenza non comune, difficilmente riscontrabile in altre interpreti nel mondo, e una quantità non descrivibile di sfumature. Una voce, per certi versi paragonabile, come grandezza, a quelle dell’indimenticabile Mia Martini, e della altrettanto grandissima e amata Milva.

Mina, invece, si è distinta in primis nell’ambito del vocal jazz (“adult pop”), di cui è stata maestra assoluta, usando la voce come strumento dalle mille sfumature, nell’imitazione di strumenti a fiato, talvolta con qualche auto-indulgenza di troppo, nella pronuncia falsata, mentale e nel trascinamento delle parole, cosa che le ha, nel male, assegnato il ruolo infausto di “regina del birignao“, cosa che in ambito rock l’ha resa null’affatto amata da alcuni colleghi.

Anno 1958, dove tutto ebbe inizio. L’Italia è in pieno “boom economico” dopo i disastri umani e materiali  che la Seconda Guerra Mondiale, trascorsa da poco più di un decennio, ha lasciato. È l’Italia della Democrazia Cristiana partito di maggioranza relativa, quella che vede trionfare all’Eurofestival la “nuova canzone d’autore”, con “Nel blu dipinto di blu” di un indimenticabile Domenico Modugno, altro artista straordinario. La televisione è “di Stato” ed esiste un’unica rete, Rai 1. È una televisione rigidamente in bianco e nero, che non porta solo intrattenimento, ma che mira all’alfabetizzazione (nel Sud, se ne registra una media del 26/27%, dal Censimento generale del 1951), con programmi come “Non è mai troppo tardi”, a cura del Maestro Alberto Manzi. La “Musica nuova che entra nelle case italiane è quella che trae spunto da quanto accade negli Stati Uniti, in un ambito jazz inteso allora come fenomeno di massa e capace di far muovere i piedi a ritmo. Forte di un retroterra culturale maturato a suon di ascolti di Frank Sinatra, Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, Elvis Presley, che diventeranno quasi tutti da lì a poco suoi ammiratori, Anna Maria Mazzini (il vero nome di MINA), esordirà sul palco della Bussola di Marina di Pietrasanta, appena diciottenne, cosa assolutamente inconsueta per una donna in quegli anni. Locale questo, a cui MINA rimarrà particolarmente legata, al punto che in occasione dei 10 anni di carriera, il 14 aprile del 1968  registrerà proprio sul palcoscenico di questo locale, anch’esso passato alla storia, il suo primo album live.
In breve tempo la giovane cantante diventa voce solista di una band dal nome Happy Boys: immediato il gradimento e l’entusiasmo  del pubblico, tale da condurla a diventare lei stessa principale attrazione col nome d’arte di Baby Gate   datole Giulio Libano, consulente musicale. Non è il jazz a trainarla in questi primi, vertiginosi passi, ma il rock’n’roll di “Be Bop a Lula” (Adriano Celentano in questi lidi era già di casa, da qualche mese). Da lì all’’esordio in televisione  con “Il Musichiere” di Mario Riva, il passo è breve. E poi da “Canzonissima“, al Festival di Sanremo, con il primo, grandissimo successo mondiale con Il cielo in una stanza” (1960) di Gino Paoli, altro grandissimo della Storia della musica italiana, i tour mondiali, “Studio Uno” di Antonello Falqui.

La vita privata

Mina è la prima autentica “rockstar” italiana, destabilizzatrice di costumi. Usa un trucco assai importante, indossa minigonne, forse una delle prime in Italia, da anticonformista qual è sempre stata, fuma  (idem come prima!), si unisce a Corrado Pani ancora sposato ) scandalo per l’Italia del tempo, fatta di benpensanti, ligi ai canoni di Madre Chiesa, quando è in dolce attesa dell’amato Massimiliano. Il pubblico la “perdona” rispetto ad ogni condotta e la elegge a portatrice di nuove istanze, di costume e di libertà prima ancora che musicali. Da qui in poi, Mina sarà pura “istituzione”, l’emblema assoluto della televisione italiana tutta e, con essa, di una cultura in costante evoluzione che via etere viene veicolata al pubblico. Tutta la cultura, quella d’intrattenimento quanto quella più propriamente colta.
Il primo addio alle scene

È annunciato nel 1972, quello definitivo è del 1978. Di fatto, Mina non ha mai abbandonato i suoi cultori. Memore dei suoi “Caroselli”, lo spot televisivo per la cedrata Tassoni è divenuto un classico pluridecennale e la sua voce continua a prestarsi a pubblicità tutt’oggi. Non solo, nel 2001 la cantante ritorna a presentarsi al suo pubblico tramite internet, con un video che raggiungerà la cifra record di 20 milioni di contatti. Un Film doc volto a portare nelle case degli italiani “Mina in Studio”, in forma di Dvd, sarà campione d’incassi. Mina risponde a rubriche dedicate ai lettori di riviste nostrane, ed è ai vertici delle classifiche… Mina c’è, sempre, comunque. Il suo spirito aleggia e lei è sempre con noi, pur non essendoci, perdonatemi il giuoco di parole, la sua eterea presenza si sente, nelle molte trasmissioni a lei dedicate, negli articoli, nella canzoni, nei successi immortali,  Alla fine degli anni Sessanta, Frank Sinatra cercò di coinvolgere Mina in una serie di spettacoli dal vivo insieme a Dean Martin, ma il progetto non si realizzò mai per la presunta paura dell’aereo della cantante, riproposte all’infinito. E La sua casa di Lugano è meta continua dei viaggi di alcuni dei migliori musicisti e autori italiani che vanno a registrare con lei.

Curiosità e annedoti.

La sua prima foto social è recentissima,  l’ha condivisa la figlia Benedetta il 27 ottobre 2019. La cantante è di spalle, sul divano, davanti al televisore della loro casa di Lugano.

 Il suo camerino era sempre una serra. Tutti fiori che le mandavano i suoi ammiratori, che non gli sono mai mancati, fin dagli albori della sua carriera, e continua ad averli, ancora oggi, in ogni angolo del mondo, nonostante la sua ormai lunghissima assenza dalle scene.  Marina di Pietrasanta, 23 agosto del 1978, l’amata Bussola: ultimo concerto di Mina, ultima apparizione pubblica.

 Alla fine degli anni Sessanta, Frank Sinatra cercò di coinvolgere Mina in una serie di spettacoli dal vivo insieme a Dean Martin, ma il progetto non si realizzò mai per la presunta paura dell’aereo della cantante.

Una poltrona in prima fila per vedere Mina a Bussoladomani costava 15000 lire, 12500 la seconda fila, 10000 le poltrone in terza fila. I prezzi popolari in gradinata scendevano a 7000 lire. Non proprio bruscolini, per l’epoca.

©girella/lapresse archivio storico spettacolo musica anni ’70 Mina nella foto: la cantante Mina Mazzini

Il suo primo amore: conosciuto a bordo  piscina, intorno ai sedici anni, Daniele Parolini, prestante terzino della Cremonese, che sarebbe diventato poi cronista sportivo al Corriere della Sera.

Nel 2001, dopo ben 23 anni dal suo ritiro, Mina è riapparsa su Internet sul portale Wind, che propone per la prima volta le riprese di alcune sue sedute di registrazione.

La prima comparsata televisiva di Mina fu nel programma “Lascia o raddoppia?” in qualità di ospite: cantò la canzone “Nessuno”, presentata a Sanremo da WIlma De Angelis e riproposta da Mina in una chiave completamente nuova.

Splish Splash è l’ultimo 45 giri che Mina ha inciso con il nome di Baby Gate. Era il lontano 1959.

Federico Fellini la implorò di girare un film con lui. Ma senza successo.

«Lavorare con Mina è meraviglioso perché lei si mette al microfono e canta una volta sola. Ed è sempre buona la prima. È precisa e corretta, ma anche molto pigra, come ha sempre ammesso» (Paolo Limiti).

Le canzoni del suo album Piccola strenna del 2010 furono utilizzate nel film “La banda dei Babbi Natale” di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Nel 1961 Mina prese parte a un tour che la portò in Giappone: il maestro Bruno Canfora compose per lei la canzone “hit Anata to watachi”, cantata proprio in giapponese.

«Siamo tutti terroni. È la nostra natura. Non l’abbiamo nel DNA la capacità di

 Nel 2009 un suo video-messaggio aprì il Festival di Sanremo, il secondo targato Bonolis, proponendo una versione di Nessun Dorma tratta dalla “Turandot” di Giacomo Puccini. Epico, me lo ricordo come fosse ieri.

«Lavoro con un vecchio adorato microfono, segnato con dello smalto rosso per paura che me lo cambino. Non ho mai più trovato di meglio». (intervista a Mina).

 «Il mio trucco è sempre lo stesso, da dieci anni: occhi in evidenza, labbra senza rossetto, viso chiarissimo». 

 «Essere immortale non mi interessa, invecchiare mi piace».

«Se non avessi fatto la cantante? Volevo iscrivermi a Medicina quando avevo 36 anni».

 Il 23 aprile del 1972 in diretta dal Teatro delle Vittorie a Roma, durante il programma televisivo Teatro 10 con Antonello Falqui alla regia e Don Lurio alle scenografie, andò in onda il duetto di Mina e Lucio Battisti. MEMORABILE!

«Ho paura solo di una cosa. Del buio. Siamo una famiglia di fifoni: anche mia madre e mio figlio hanno paura del buio. Dormiamo tutti con la luce accesa».

 Nel 1975, la canzone “L’importante è finire” fu censurata da parte della Rai perché considerata troppo osé.

«Mi piacevano, e mi piacciono, i personaggi di Walt Disney perché li trovo favolosi e riposanti. Sono da biasimare se non voglio sentirmi angosciata, se non voglio immedesimarmi in altri problemi e altre grane?» (Mina da Epoca, 7 ottobre 1966). Adora Topolino.

«Non seguo la moda: compero soltanto le cose che mi piacciono. E mi piacciono moltissimo le scarpe, anche quelle coloratissime; mi piacciono gli abiti sportivi; gli abiti lunghi, da sera, nei quali, però, non mi sento mai completamente a mio agio; le parrucche che non metto quasi mai» (Mina, 1966).

Ha duettato con Totò, Alberto Sordi, Lucio Battisti e De Andrè in una struggente interpretazione di Marinella.

 L’ultimo album è Mina Fossati uscito nel novembre 2019.

Chiudo con una sua frase, che trovo assai significativa«Il fatto è che io non mi sono mai abituata a cantare in pubblico, ho paura di tutto, di dimenticare le parole, di inciampare e cadere come un sacco, ho paura che mi sparino, come in Nashville, come in Quinto potere. Ho sempre pensato a questa cosa, che mentre canto qualcuno mi ammazza, è una sensazione schifosa». (Mina intervistata dalla sua grande amica Natalia Aspesi, 1978).

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