Piazza Tienanman

Di: Galgano Palaferri

Il 4 giugno ricorre il 31esimo anniversario del massacro di Piazza Tienanmen. Il numero degli studenti inermi uccisi dall’esercito inviato dal regime comunista nelle strade di Pechino non è mai stato quantificato con esattezza. Il 6 giugno 1989 il portavoce del Consiglio di Stato cinese, Yuan Mu, parlò di «300 morti e 2.000 feriti». Il 17 giugno, undici giorni dopo, lo stesso Yuan dichiarò a un’emittente americana: «Non è morto nessuno. Neanche uno studente è stato schiacciato dai carri armati». La Società della croce rossa cinese, al contrario, stimò «2.600-3.000 morti». Due anni e mezzo fa, il governo britannico ha declassificato un documento inviato dall’allora ambasciatore inglese in Cina, Sir Alan Donald, che parla di «minimo 10.000 morti». La fonte del documento è lo stesso Consiglio di Stato cinese presieduto dall’allora primo ministro Li Peng, che il 20 maggio 1989 dichiarò la legge marziale, che porterà al massacro pochi giorni dopo. Il documento racconta nel dettaglio come sono stati uccisi in modo barbaro i civili. “Carri armati sui civili a 65 km orari; ragazze trafitte con le baionette; mille sopravvissuti falciati dalle mitragliatrici”… In Cina il Massacro di Piazza Tiananmen viene chiamato “incidente”. I manifestanti di Hong Kong vengono chiamati “terroristi”. Taiwan, uno stato indipendente e democratico, viene chiamato “provincia ribelle”. E anche Hong Hong sta perdendo la propria autonomia garantita in un Trattato internazionale, che sanciva il principio “un paese due sistemi”, ormai diventato carta straccia. Giovedì 4 Giugno 2020, scenderemo in piazza con 155 cartelli. 155 nomi di ragazzi e ragazze che chiedevano libertà e sono morti assassinati per ordine del proprio stesso governo. 31 anni dopo, in una Cina divenuta la seconda potenza economica mondiale, il regime del Partito Comunista continua a non avere alcun rispetto per la libertà dei cittadini. Loda la brutalità della polizia di Hong Kong, approverà una legge che vieti attività secessioniste, minaccia l’utilizzo della forza contro Taiwan per riportarla sotto la propria sovranità.

Il 4 giugno scenderemo in piazza per le vittime di Tiananmen, la piazza della Pace Celeste (Mai nome fu più profetico!), ma anche per i manifestanti di Hong Kong, per i cittadini di Taiwan, per i giornalisti, gli scrittori, i credenti, gli insegnanti, gli oppositori cinesi, che ogni giorno vivono nella paura di chi antepone il controllo sui cittadini, rispetto al riconoscimento dei diritti umani e politici dei cittadini stessi. La via della seta, così com’è non ci piace neanche un po’. La LIBERTA’ non può essere barattata da vantaggi economici. I Diritti Umani vanno difesi, sempre e comunque, ad ogni costo. Per questo, noi #Liberali saremo in piazza Castello, alle 17.30 a Torino, assieme ad altre sigle e Movimenti, per sensibilizzare l’opinione pubblica, in una battaglia che è la battaglia di tutti noi. Vi aspettiamo numerosi!

#Freedom

#UpL_UnionePerLeLibertà

#PiemonteLiberale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *