Anna Paola Prevosto e Paolo Beraldi: autori di due romanzi vanno oltre il tango di Buenos Aires

In punta di Tango 8

Di Casa de Tango   by Etnotango

Copertina di La Natura torna ad Arte

Fotografie di Sergio Giunipero, Claudio Solera

Raccontare i fenomeni storici, politici e sociali che si sono mossi in Argentina significa – perlomeno negli intenti etici di questa nostra Rubrica – dare la possibilità a chi si avvicina o si muove intorno al tango rioplatense, di riflettere più attentamente sui fenomeni che oltrepassano e attraversano le forze creative, culturali e artistiche di questo ballo/ danza /stile di vita così coinvolgente ed evocativo del rapporto amore-morte.

Chi vuol cogliere gli aspetti più impliciti e profondi della composita genesi dell’humus rioplatense e argentino, dovrebbe indagare maggiormente sulle verità e sugli avvicendamenti del Paese che ha visto la nascita del tango. Facciamo quindi un salto indietro nel tempo, e precisamente al  24 marzo 1976 quando Buenos Aires si trasforma in un luogo di santi e martiri dell’ordine e dell’orrore: una capitale della morte dove le madri e i padri vengono gettati sui sedili posteriori delle Ford Falcon senza targa degli squadroni della morte e rinchiusi in lerci centri di tortura e deprivazione; la grande arena dove i bimbi vedono la luce negli stessi luoghi in cui i genitori vengono torturati, uccisi e fatti sparire per sempre.

Leggere l’avvincente primo romanzo pubblicato da Paolo Beraldi nel 33° anniversario della fondazione del Circolo Manuel Belgrano*, ci porta da un lato ad ammirare il lessico colto ma scorrevole, e al contempo ci fa riflettere ancora una volta sul perché esistono tutt’ora realtà come l’associazione “24marzo”, ente italiano onlus che ancor oggi, come già nel “Processo Condor” rappresenta i parenti dei desaparecidos e delle vittime delle dittature latinoamericane.  Tra le realtà che attualmente si battono ancora affiche venga fatta giustizia e vengano proseguiti i procedimenti giudiziari contro gli autori di crimini di lesa umanità in America Latina negli anni delle dittature (’70-’80). Tutto ciò mentre una altra parte della società vorrebbe che il mondo se ne scordasse. Ricordiamo quindi, attraverso questo articolo, una delle tante lotte per le libertà in corso tuttora nel Mondo: il genocidio del ’76 ha una data ufficiale di inizio in Argentina ma non quella di una fine nel resto del Sud America. Ed in ogni caso, se siamo ancora capaci di imparare qualcosa, andiamo a capire perché certe follie si compiono, rileggendo quella parte di Storia che ci può fa capire come i prodromi di tali stoltezze erano evidenti già assai prima.

* Manuel Belgrano (1770 – 1820) economista, politico e generale nato a Costa d’Oneglia e naturalizzato poi argentino, partecipò alla difesa di Buenos Aires durante le invasioni britanniche, alla Rivoluzione di Maggio, alla guerra d’indipendenza argentina e, pur marginalmente, alle guerre civili argentine. Fu il creatore della bandiera dell’Argentina. ll Circolo co-fondato da Paolo Beraldi mantiene continui contatti culturali con l’Argentina grazie al gemellaggio con la città di Rosario.

LA DOCCIA NERA (2019, Edizioni Araba Fenice) è ambientato nell’Argentina del dopoguerra, in precario equilibrio tra democrazia e dittatura militare. Ed è qui che potrete ritrovare i fatti concausali di quell’ orrore verso l’umanità che riverbera nella memoria d’Oltre Oceano da decine di anni e che, non casualmente, sta ritornando alle cronache attuali come una terribile matrice che interessa anche altri Paesi come Cile e Bolivia. Singolare che l’io narrante di questo romanzo riesca ad essere intenso, complice e ironico allo stesso tempo. Una caratteristica che perdura per tutta la storia e seduce il Lettore sin dalle prime parole.

L’opera dello scrittore ligure Paolo Beraldi – originario di Costa D’Oneglia (IM)) – si compie attraverso 13 capitoli densissimi, stesi con una preziosa minuzia di dettagli storici, facilmente decifrabili nelle Note di appendice del volume. Oltre alla toccante e inevitabile storia d’amore – che primeggia tra i molti flirt del protagonista-  cresce man mano che si prosegue nell’avvicendarsi dei vari personaggi la tensione emotiva è concessa dall’incedere spedito dello storytelling in prima persona: un intelligente stratagemma per fidelizzare empaticamente chi legge a non tralasciare neppure una riga della trama. Insomma, il plot di Beraldi è molto convincente. Il libro riesce a cucire nell’anima dei suoi accoliti un fitto ordito composto da scenari urbani, misteriose figure ad atmosfere poetiche sullo sfondo di un periodo storico fortemente tragico, che porterà al colpo di stato di Videla dopo gli anni del Peronismo. Una occasione unica quindi, per comprendere in una volta sola i tanti elementi concatenati a effetto domino sull’assetto latinoamericano dell’epoca.

L’amore tra i due protagonisti è intersecato da arresti, torture e voli della morte che si incrociano in un agghiacciante contesto sociale di bambini separati da madri, mogli separate da mariti, compagne separate da compagni. Sequestri che seguono sempre le stesse modalità: arresti sui posti di lavoro, per strada in pieno giorno. Le volanti della polizia, presenti ad ogni incrocio, non vedono mai niente. Rapimenti notturni, commandos che entrano nelle case, terrorizzano e imbavagliano, obbligano i giovanissimi ad assistere alle percosse e all’umiliazione. Vittime incappucciate, trascinate fino alle macchine, mentre il resto del gruppo ruba tutto quello che può, distrugge quello che non può portarsi via, picchia e minaccia il resto della famiglia. Con le parate di carri armati, le foto degli scomparsi, le grida delle donne.

Oggi sappiamo da varie fonti – notizie accertate attraverso i vari processi – che furono oltre trecentoquaranta i centri clandestini di detenzione, e innumerevoli i sequestri, i fucili a canne mozze piantati nei denti dei passanti, le porte sfondate delle abitazioni, gli studenti contro il muro, le ragazze trascinate sulle camionette. E almeno trentamila i desaparecidos.  Ci piace anche ricordare che ancora dieci anni dopo, nel 1986, mentre in Italia eravamo intrisi di Edonismo Reaganiano con Paninari, Bomber e Wrangler, a Cordoba (città a nord ovest di Buenos Aires), la Quebrada de la Cancha era palcoscenico di addestramento dei commandos forgiati a resistere a «ogni situazione». Le loro pratiche includevano la tortura con la corrente elettrica da 12 volt, la doccia nera con la fuliggine (come si evoca nel libro di Beraldi) e il supplizio del «sottomarino», più volte citato nei resoconti dei desaparecidos.  Ma non vi raccontiamo altro su questo, sperando di avervi incuriositi a comprarlo e leggerlo.

Passiamo ora al secondo lavoro della piemontese Anna Paola Prevosto, già autrice de “L’ARGENTINA” (2015) romanzo che vedeva protagonista Coralia, splendida donna dell’alta borghesia boariense, simbolo in nuce della ricerca dell’indipendenza e della libertà espressiva e creativa al femminile, che ora ritorna nella sua piena evoluzione di Donna nelle nuove pagine de UNA NOTTE A BUENOS AIRES. La seducente mora dal sangue caliente torna ad avvicendare la Capitale argentina con le sue azioni innovative e provocatorie, e ne succederanno delle belle…

La scelta di rendere una delle giovani donne indigenti la chiave di volta delle imprese salvifiche della più matura Coralia, altro non è che una azione strategica della Prevosto per creare un focus di attenzione sulla violenza sulle donne – tema ad oggi attualissimo – e riunire in una causa comune della narrazione la conservatrice classe aristocratica e i parvenu, i nuovi ricchi, sotto tale bandiera. A ciò si aggiunge a pari titolo la comune passione per il tango e le sue grandi Star dell’epoca : Gardel, Firpo, Cachafaz.

Il linguaggio più colloquiale, quasi lunfardesco e gergale che traspare nella stesura del testo  – anche rispetto al lessico e stile della sua produzione precedente – libera l’autrice dagli ultimi orpelli letterari e getta pienamente l’attenzione sulla causa che evidentemente le sta più a cuore: la difesa, il sodalizio e il principio di libertà in particolare rivolto alle donne. Donne che nella loro sequenzialità non sono solo vincenti, ma anzi, sono – come la vittima Pepita – condannate alla schiavitù o alla prostituzione perché prive dell’istituzione e della solidità umana e sociale delle famiglie. Sono orfane, abbandonate o scappate/emigrate, e apparentemente e fintamente integrate nel milieu perbenista di Buenos Aires a quel tempo, annegato per se stesso sull’immagine edulcorata di “famiglia per bene”.

Anche in questo romanzo, nel quale si intrecciano anfratti della Prima Guerra Mondiale grazie alle belle figure maschili di Peter e Silvio, trasuda il marciume di ciò che avverrà ben più avanti a livello storico: (un tratto comune nel taglio dei due Autori) quasi in un perenne intento a ricordare le radici “difficili” delle terre sudamericane: da secoli vittime di giochi e traffici nei quali le vite umane paiono non valere nulla e non riescono, ora come allora, a trovare pace neppure da morte

In UNA NOTTE A BUENOS AIRES non ci sono solo i disertori che lottano contro l’orrore della guerra e sono desiderosi di un riscatto (alias ribaltamento) esistenziale; ci sono anche le donne che si contrappongono al sistema malato, seguendo gli ideali, la loro passione, e rifiutando ogni norma istituzionale con la convinzione che solo le regole del cuore sono accettabili.

E anche qui, per la protagonista Coralia le regole della vita appaiono anticonvenzionali, quasi delle anti-regole. La sua sfida finale sarà quella di compenetrare e far stare insieme, nell’atto stesso di scambio per la libertà, il prezioso e quanto mai difficile connubio tra gli elementi tangibili e intangibili del codice espressivo umano e sociale. Un viaggio che presto o tardi ricondurrà il lettore ancora una volta nei meandri sanguigni del tango: questo enigma, provocazione e condivisione temporanea di una qualche sublime epifania che tenta di volare oltre il tran tran omologante del quotidiano.

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