La politica della Concretezza

Di Ermanno Eandi e Galgano Palaferri

Foto Ermanno Eandi

Martedì 26 novembre, in un gremitissimo Café Muller di Via Sacchi, si è tenuta la presentazione del libro Il Rito Ambrosiano” di Roberto  Maroni, uno ottimo evento di “Enjoybook”,  unacuratissima e dotta serata in cui si mescolano musica, parole e gusti per un incontro un po’ fuori dagli schemi.

L’evento è introdotto da Marco Francia, anima ideatrice di questa e delle successive presentazioni “Questo è il primo degli undici appuntamenti – afferma Marco Francia –  Un nuovo modo di fare cultura mischiandola alle performance e alle degustazioni di ottimi prodotti del territorio piemontese”.

Dunque Rito Ambrosiano è la Politica della Concretezza, contrapposto al Rito Romano o della burocrazia e della contrapposizione ideologia e al Rito Sabaudo dei bugianen e del non apparire. Questa sarebbe forse la frase per sintetizzare quasi 90 minuti di una chiaccherata informale, colloquiale, tra i protagonisti di quella che è quasi diventata una tavola rotonda su pregi e difetti dei milanesi, confrontata con quelli dei romani, in primis, ma anche, vista la sede, non poteva essere altrimenti, dei torinesi e della gente sabauda. A questi riti se ne sarebbe aggiunto un quarto, introdotto da Alberto Cirio, quello dei Langaroli, gente che lavora in campagna, pratici e accorti, che in qualche modo andrebbe a fondere i pregi di tutti e tre, essendo molto concreto e senza fronzoli.
Cosa sarebbe questo rito ambrosiano, secondo Roberto Maroni? E’ appunto il rito della concretezza malgrado tutto, il rito dove passano in secondo piano le divisioni politiche e pur anche, udite udite, quelle calcistiche tra interiste e milaniste perché a Milano i fatti contano prima di tutto, importante portare a casa il risultato.

Ad aprire le danze, sono delle simpatiche acrobazie degli allievi del Cirko Vertigo, che danno gioia al pubblico.

Dopo è il momento del celebre autore Roberto Maroni,  figura di spicco nella Lega,   tre volte  Ministro e Presidente Regione Lombardia.  Oltre all’autore sono sono intervenuti  il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, lo scrittore Giuseppe Culicchia, ottimamente moderati dal Capo Redattore de La Stampa Luca Ferrua.

Li faceva l’esempio della sua rivalità con l’allora Sindaco Beppe Sala del Pd e interista (Maroni come si sa è uno sfegatato milanista, da qui nasce anche la sua simpatia con Silvio Berlusconi, presidente della rinascita rossonera), che malgrado ciò, nei casi di necessità, hanno saputo lavorare assieme per il bene di Milano e della Lombardia. Tutto questo, lo dicevamo, contrapposto al Rito Romano, tutto fatto di burocrazia, esasperazione dei contrasti, dove tutto corre tremendamente lento. E poi il Rito sabaudo, molto presente, ovviamente, che aleggiava per tutta la serata, un rito fatto di piccoli passi, del volersi chiudere in se stessi, nel non voler assolutamente apparire, contrapposto al “ghe pensi mi “, dei lombardi, alla loro mania di primi della classe, che, malgrado tutto, un po’ noi torinesi soffriamo, gelosi del nostro essere, del nostro orgoglio, in silenzio. Eh, sì, vediamo Milano un po’ come quelli che presto o tardi ci han portato e porteranno via tutto. Torinesi molte volte primi e poi tutto verso Milano o Roma, dalla Torino capitale d’Italia, alla Torino capitale dell’ auto, del libro, della musica e così via elencando. Innumerevoli volte primi, capitale di qualcosa e che poi, forse per il nostro eccessivo bugianen, ci han portato via, non più primi, ma neanche più secondi.

Un incontro dunque molto interessante, in cui si sono intrecciate vicende di politica romana e di vita lombarde e milanesi, in cui s’è parlato dell’Expo, un successo mondiale, voluto tenacemente, nonostante i tanti che remavano contro, grazie all’alleanza, appunto, tra due uomini Maroni e l’allora sindaco Beppe Sala che, pur militando in due parti politiche avversarie, Lega e Pd, trovarono un modus comune operandi, di  Rito ambrosiano, ;), per portare a casa un grande successo, per Milano, la Lombardia e di riflesso per l’Italia Intera.
E poi Roma,  al contrario, le sue lungaggini burocratici, i continui agguati politici, la politica seconda rispetto alla burocrazia, e li giù ad elencare aneddoti, dove tutto corre lento, dove, e per esempio al ministero, contavano più i direttori generali, dello stesso ministro.

Dopo un po’ le cose vennero a cambiare, vennero a mutare. Nuove regole, nuovo modo operativo, dove con fatica, il nostro, riuscirà a cambiare almeno in parte, la burocrazia ministeriale, imponendo con intelligenza una visione un po’ più milanese del modo operativo vigente nei palazzi romani, ad iniziare dagli orari lavorativi… insomma il Rito Ambrosiano


Ovviamente nel corso dell’incontro si parla anche d’Europa, dei nostri rapporti con le altre nazioni, rapporto di “eccessiva sudditanza”, un po’ l’effetto zerbino ormai duro a morire, e di politica spiccia, di alleanza innaturali e della necessità che anche in Italia si arrivi ad un nuovo modo di far politica, quello della concretezza, basato meno sulla contrapposizione ideologica, ma sulla politica del fare, e in questo portone aperto e sfondato anche per Alberto Ciro, ovvero il rito langarolo, fatto di menti fine, genuine, e scaltre che badano al risultato, prima di ogni altra cosa, eredi un po’ della vecchia saggezza popolare dei nostri nonni.

Eclatante il finale con la performance alle tastiere di Roberto Maroni in versione Jazzista e brindisi con i prodotti del consorzio dell’Asti.

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