Un toccante ricordo a cinque anni dalla scomparsa

di Vittoria Adamo

Mork chiama Orson, rispondi, Orson!” È cominciato così il mio amore per questo attore immenso! Conosciamo l’attore non l’uomo: ho avuto modo di conoscere una persona a me vicina, la quale si è precocemente ammalata di Parkinson ed allora ho iniziato a

capire che nelle forme più gravi il morbo è devastante, oltre al tremolio, perdi continuamente l’equilibrio e cadi.

Il cervello “perde i colpi” …ma più lentamente rispetto ai problemi fisici…Non sei più padrone del tuo corpo e ciò che è peggio è che non esiste cura e ogni giorno la malattia avanza..fino a ridurti un vegetale. Un disastro per un artista poi come lui, ecco perché è arrivato a tanto a ciò che non ci si sarebbe mai aspettati! Vorrei ricordare qualche film che ho molto amato: Good Morning Vietnam, lʼuomo bicentenario, Mrs Doubtfire, l’attimo fuggente, la leggenda del re pescatore. Ruoli comici, ruoli drammatici, poteva fare tutto!

È stato e sarà sempre per me l’artista più amato. Mi ha accompagnata durante il periodo della mia adolescenza, con lui ho riso, sognato e amato. La sua popolarità non è bastata a riempire la sua solitudine interiore e il suo cuore fragile. Lʼho sempre considerato un Highlander, con un sorriso travolgente ma poi l’11 agosto 2014, 5 anni fa, ci ha lasciati, probabilmente suicidandosi e mi ha sconvolta, il suo gesto non sono riuscita a comprenderlo completamente, ma penso che per essere arrivato a quel punto vuol dire che la sua anima avesse smesso di sorridere ed era rimasta sola

La sua capacità di dare è stata come la schiuma delle onde in burrasca…ti restituisce l’anima del mare, al punto di non riconoscere più il tumultuoso va e vieni della burrasca e, qui, della sua anima tormentata, poetica, miracolosa ma non al punto da assistere se stesso, da limarne le ombre.

A noi resta tutto di lui, dal sorriso alle smorfie ai toni della voce. A noi resta la sua anima di menestrello, gitano, clown ma non pagliaccio, di narratore garbato al limite della  commozione, del pianto, di quel pianto che, anchʼesso, ci resta, struggente, nel suo limbo.

Resterai sempre un GRANDE artista! Per sempre sarà….Capitano mio Capitano

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