La cantante argentina e il bandonista italiano per un settembre a suon di note


In punta di Tango 3

Di Casa de Tango   by Etnotango

Foto di: Sergio Giunipero, Giuseppe Mura, Ippolito Ostellino, Torino Web TV

Nel numero zero della nostra rubrica IN PUNTA DI TANGO, abbiamo volutamente posto l’attenzione del lettore sugli evidenti cambiamenti in coloro che finiscono con l’inciampare nella disciplina del Tango. Un fenomeno sempre più contagioso, persino tra gli insospettabili. Incontriamo a riguardo negli studi di Torino Web TV una esponente di questa trasmutazione interiore. Una artista che oggi potremmo definire “payadora lunfarda” (cantastorie): “Scelgo di cantare ormai solo più il genere “tango” -spiega l’argentina Sonia Farrell, originaria della provincia di Cordoba, con una laurea in giurisprudenza ormai chiusa in un cassetto, – perché rappresenta in tutto e per tutto la vita! Le canzoni che interpreto nei locali e nei teatri in Argentina conquistano il pubblico di ogni età. Sono storie potenti. Dichiarazioni delle debolezze e afflati dell’animo umano che solo il tango traduce in musica, per di più ritmicamente ballabile. Vi cito alcune frasi tipiche di questo genere, che richiamano le pene d’amore, come “voglio ubriacare il mio cuore per dimenticare un pezzo d’amore, che più che amore è un tormento” oppure “ho vissuto quel folle amore, eppure ancora ti voglio bene”, o ancora “se hai mentito questa volta, mentirai ancora e sarà per sempre. Insomma, il tango è testimonianza pubblica dei nostri affanni privati.

La Canción, con le sue liriche lunfarde, ha un valore universale, per di più a firma di grandi compositori!  Il repertorio che eseguirò in anteprima assoluta in Italia (venerdì 6 settembre a Carmagnola ndr) sarà abbinato a uno spettacolare recital show – tutto ballabile per chi vorrà portarsi le scarpette – con importanti coppie di Maestri di Tango italiani e il gruppo amatoriale della Libera Compagnia Musicale Migrante . Canterò brani struggenti e indimenticabili come NOSTALGHIA (musica di Juan Carlos Cobian e letra di Enrique Cadicamo), CADA DÍA TE EXTRAÑO MÁS (musica di Armando Pontier e letra di Carlos Bahr ) sino all’amatissima HISTORIA DE UN AMOR con musica e letra di Carlos Almaran. Ma sul palco non risparmierò i temi di denuncia o di alienazione sociale come AFICHE o GARGANTA CON ARENA.”

E qui occorre fare una precisazione: il sentimento espresso nel Tango Cancion è efficace, sintetico e immediato, proprio grazie all’uso del “lunfardo”, il dialetto degli emarginati, una sorta di argot fortemente influenzato dal Francese, dallo Spagnolo e dialetti italiani come il Sardo, il Veneto e il Piemontese. Nasce come codice gergale per non farsi capire soprattutto dalle forze dell’ordine e, molto più tardi, verrà ripreso anche durante il regime. Esso diventerà la nuova lingua degli immigrati porteñi, che cercano di sopravvivere alle difficoltà. La sua caratteristica è però il fatto che utilizza i termini delle varie lingue sopracitate “storpiandoli”, o meglio usando una metatesi (spostamento dell’ordine delle sillabe). Ovviamente le parole devono avere almeno due sillabe, e per entrare a far parte di questo vocabolario devono essere scorrevoli. Tra le più frequenti, si ritrovano: gotàn (tango), choma (macho), tovén (vento, denaro), colo (loco, pazzo), gomìa (amigo), troesma (maestro) e, naturalmente gongri (gringo). Non stupisce quindi che quest’anno (2019) il Tango sia arrivato al suo Decennale UNESCO come Patrimonio Intangibile dell’Umanità e ancora i suoi studiosi non conoscano i confini delle sue implicazioni transculturali. Non solo: il tango mantiene intatte le radici e la sua originaria autenticità nel tempo, tramandandole in particolare per via orale. In qualsiasi parte del globo, dal Giappone alla Russia, cantanti, istrioni e poeti utilizzano i suoi testi (letras) compiendo incoscentemente ciò che le scienze etno-antropologiche hanno definito come “processi di transnazionalizzazione”.

 Quindi è grazie a artisti come la nostra cantante riotercera, donna dai lunghi capelli mossi, sorriso contagioso e prorompente fisico mediterraneo, che si spalancano le frontiere e si aprono i ponti. La Farrell ora ci racconta di come a sua volta lei stessa abbia dovuto passare a setaccio le sue cosiddette “certezze stilistiche”, e infatti ha flirtato con il rock, il jazz, il pop e il blues prima di affrontare il tango, che richiede – come dicono i piemontesi – un certo “ghëddo” per essere ben interpretato, ovvero quello slancio e stile personale che vibra nella pancia e non si fa più dimenticare. “Sono arrivata nello Stivale d’Europa, determinata a portare avanti questo mio vero sogno nel cassetto: cantare il tango per la gente: solleticare la loro anima, affinché non si addormenti. E’ stato un lungo viaggio per arrivare fino qui. E non solo geografico”.

 E a proposito di ghëddo, un suo equivalente musicista italiano, ce lo ha recentemente fatto riassaporare, e questa volta con le sonorità inconfondibili dello strumento principe del tango, il bandoneon. E’ questo il simbolo della musica rioplatense grazie al suo valore “geografico”: arrivato infatti dal mare alla costa Argentina dalla Germania, si unisce a violino e chitarra per creare quell’insieme strumentale che darà il la alla sterminata produzione del tango. Una unione musicale che ritroviamo in questo nostro recente confronto tra rappresentanti argentini e italiani della cultura musicale del tango che di nuovo tracciano un ideale triangolo tra Sud America e spazi geografici europei, questa volta del nord ovest italiano, come Piemonte e Liguria.

Incontrato a Seborga, in provincia di Imperia, il bandoneonista Roberto Cannillo ci ha infatti portato a visitare uno dei più affascinanti crogiuoli di preziosità musicali sotto forma di collezione privata: la Raccolta Fogliarini – in affidamento temporaneo al Comune – che consta di oltre trecento strumenti musicali, unitamente a dischi in vinile, libri e oggetti di culto appartenenti al variegato mondo del pentagramma.

La concertina Chemnitzer che si trova ad esempio anche nella Collezione Fogliarino – ci spiega il musicista con dovizia di particolari –  è uno strumento musicale della categoria a mano libera a soffietto azionata da soffietto, a volte chiamata squeezebox. E’ strettamente legata al bandoneón, più distante dalle altre concertine e dalle fisarmoniche. Sul Bandoneon invece  ci sono versioni discordanti su chi sia stato l’inventore di questo straordinario strumento, che nacque originariamente per la musica sacra, o meglio per accompagnare i canti durante le processioni, o per sostituire l’organo nelle piccole ed inaccessibili chiese di montagna. Questo tipo di fisarmonica è stato attribuito – nelle versioni più accreditate – al musicista tedesco Heinrich Band oppure a Carl Friedrich Uhlig che realizzò la sua prima “concertina” nel 1834 (ma rese il brevetto ufficiale una decina di anni dopo) dopo aver visto un oggetto similare creato da Charles Wheatstone, il symphonium, nel 1829. Il bandoneón (chiamato anche bandonion) può essere diatonico o cromatico ed è in contrasto con il suo parente più prossimo, la Concertina (Konzertina), strumento considerato più popolare. In ogni caso fu proprio grazie agli emigranti tedeschi che questo strumento giunse all’inizio del XX secolo, in Argentina, dove fu facilmente inserito nel contesto della musica locale e incontrò, come potete immaginare, un grande successo.

Cannillo è un polistrumentista appassionato, ospite nell’ambito di manifestazioni di prestigio come il Salone del Libro OFF (nella foto, mentre si esibisce alle sei del mattino (!) durante la “Tangata dell’Alba” dedicata al 25° di Astor Piazzolla presso l’ex Incet di Torino). Suona da tempo in trio come “Tango Bordello” insieme alla poderosa Cecile Delzant (violino) e il virtuoso Ariel Verosto Pascaud (chitarra). Ascoltandoli di recente nella splendida milonga “Tenuta Canta” a Gerbole di Volvera, si comprende l’affiatamento viscerale del gruppo, che alimenta nei tre componenti uno stile inconfondibile e trascinante. Una garanzia di grande energia per gli affezionati bailarinos che volteggiano incessantemente sulla pista da ballo (e magari commentano “a l’han prope un bel ghëddo, custi sì“). Ah, per i curiosi di etimologia: pare che la parola derivi proprio dal francese guede (dal germanico *waizda), nome di una pianta dalla quale si estrae un colorante azzurro che serve per tingere abiti eleganti. E da lì, è diventato sinonimo di stile, bravura, eleganza.  

Allora, togliendoci momentaneamente dal ruolo di semplici scrivani abbiamo deciso di farne una delle nostre, e contribuire a far incontrare i due artisti, per stare a vedere se tra Italia e Argentina, anche questa volta scocca la scintilla. Il rendez vous avverrà questo prossimo giovedì 12 settembre a Torino, nel corso di un Thank You Party 2019 esclusivo e ad inviti, organizzato appunto da Casa De Tango by Etnotango, in un luogo “culto” per la storia del tango in Italia: il Collegio degli Artigianelli, storico edificio murialdino che ingloba l’ex Cafè Procope e il Teatro Juvarra, scenari della ribalta tanguera sin dai primi Anni Ottanta. A testimonianza di ciò, e di tanto altro annesso alla rete di maestranze artistiche e artigiane tra questi due Paesi, ospiti illustri le istituzioni, operatori culturali ed esperti di relazioni internazionali sotto l’egida dell’ Ambasciata Argentina in Italia, oltre che di Casa Argentina di Roma. Ne vedremo delle belle! E poi naturalmente vi racconteremo tutto nei dettagli.

Per concludere, riflettendoci bene, la vera voce narrante interpretata dai cantanti di Tango, è quella più corale e antica, ovvero della gente che proviene da quell’esperienza omnicomprensiva e appartenente a tutti i popoli del mondo che è l’emigrazione, dove si sono condensati i vissuti più significativi di tutti i tempi: precarietà, povertà, impresa, amore, goliardia, paura, morte, sesso, disperazione, malinconia, vendetta. Questa è la Tango Canción. Un tramandarsi costante della memoria collettiva e dell’identità plurima e multietnica approdata sul Rio de la Plata, tra i porti aperti di Montevideo e Buenos Aires, dove era normale, per non dire necessario, valorizzare e rafforzarsi esistenzialmente nelle differenze offerte dalle moltitudini etniche.

One thought on “Sonia Farrel e Roberto Cannillo. I talenti si incontrano….”

  1. Molto coinvolgente come proposta e ricca di cuore tanto da pensare che il tango lo sa far palpitare, non posso venire a Carmagnola…ma grazie lo stesso

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