La  “salida” come cura dell’anima

In punta di Tango 11

Di Casa de Tango by Etnotango

Fotografie di Sergio Giunipero

Immagini estratte dall’opera di tango teatro “Piazzolla’s Daedalus” (2017) presso Le Musichall di Torino, con i Maestri Anna e Ale, Mario e Lina, Umberto e Nadia, la LCMM & Etnotango’s Friends e il Piazzolla Modern Quartet. Drammaturgia e regia di Monica N. Mantelli.

In scena, lavori pittorici di Dovilio Brero, Claudio Cullino, Mario Ernesto Laratore.

Curioso come il tango, considerato un ballo “popolare”, attragga quelle categorie sociali che mettono sotto pressione costante la testa: ingegneri, avvocati, architetti, medici, manager, insegnanti. Migliaia di professionisti costretti a elaborare incessantemente con l’emisfero sinistro della materia grigia, utilizzando quindi le funzioni che governano il se’ del controllo (organizzato, pianificatore) e il se’ razionale (logico, analitico). Curioso perché il tango invece richiede –  anche e soprattutto – le capacità attribuite all’emisfero destro del cervello, ovvero quelle legate all’intuizione e i sentimenti.

La domanda è: in un mondo che ogni giorno ci chiede ben altro, e cambia e si trasforma rapidamente, come troviamo un equilibrio tra le nostre emozioni, la nostra vitalità fisica, le nostre relazioni importanti (obiettivi strategici), le nostre passioni – come appunto il tango – e i nostri compiti personali e professionali (obiettivi tattici)? Come possiamo connetterci profondamente con ciò che siamo e con gli altri, al di là di ogni maschera, senza “perderci” del tutto?I buddisti ad esempio hanno definito ben 53 tipi di mente: gelosa, maliziosa, egoistica, beffarda, stolta, crudele e così via…. Queste menti vengono sempre portate alla superficie della nostra anima, e il mondo ci appare, di conseguenza, per come lo guardiamo. Interessante.

Val la pena approfondire.

Pertanto, la capacità di camminare insieme, come richiesto dal passo base del tango (che si chiama Salida) non significa semplicemente imparare ad imitare una sequenza di passi e di pose, ma intelligere attivamente attraverso di essa, ovvero sapere quando espanderla o ridurla o addirittura modificarla per raggiungere insieme lo scopo comune, che è quello di “viaggiare” insieme armoniosamente, possibilmente traendone entrambi beneficio, gioia, piacere.

Dunque, comunicare empaticamente e coordinarci con gli altri (e questo vale non solo tra le due persone che sperimentano la tanda tra di loro, bensì anche tra gli altri che si muovono nel flusso della milonga, così come tra lo spazio e il tempo proposto dalla musica e così via), prevede anche la capacità di “recepire” senza comando vocale, come andare avanti quando l’altro va indietro e tanto altro. Non male, per essere un umile ballo popolare! Il tango si rivela un ballo che attua un meccanismo complesso, ma indispensabile, che prevede sincronicità o traslazione nella risposta allo stimolo/passo dell’altro. Queste azioni tanguere, sono definibili come azioni congiunte e condivise di “mutuo accordo”. Un patto intimo/sociale che si rinnova ogni volta con un partner diverso.

Poche regole, peraltro semplici, dettano i limiti dell’improvvisazione: il leader guida, il follower segue. Ma esiste ormai lo scambio di questi ruoli persino durante l’arco di un unico brano! Quel che rimane dunque unicamente fisso è la posizione dell’abbraccio, che nella coppia è frontale ed asimmetrica: l’uomo (o il leader) con la destra cinge la schiena della donna (o follower) e con la sinistra le tiene la mano, creando quindi una maggiore distanza tra la spalla sinistra del ballerino e la destra della ballerina.

MUST per entrambi: usare il linguaggio puramente corporeo per comunicare il proprio intento di ballo es. far capire al proprio partner di spostarsi, etc. Triste è vedere tutt’oggi i ballerini, magari da poco migrati dai mondi del liscio e dalle balere, che anticipano verbalmente alla malcapitata di turno, cosa vogliono farle fare. Hanno già fallito la mission del tango anche se, poverini, non lo sanno. Ecco perché solo se il cervello viene parzialmente annullato, si ottiene la grandezza (e la salvezza terapeutica) del tango.

A partire da un certo grado di pratica anche solo della Salida basica (sequenza di 8 passi iniziale utilizzata per far apprendere al ballerino/a come ci si muove e come si costruisce la coreografia improvvisata di un pezzo), se ci si affida a questo mistero, i tangueros possono abbandonare il controllo mentale e entrare in una sorta di stato d’essere fluttuante, e “curarsi” anche solo temporaneamente, l’anima. I più illuminati riescono addirittura a transitare emotivamente altrove una volta iniziata la tanda con la partner “giusta” (essì, perché la chimica, è la chimica, e l’intesa di quel tipo vale anche nel tango) : a quel punto i bailarinos volano liberi nei movimenti silenti di improvvisazione guidata, approdando a uno stato di coscienza che potremmo definire alterata.  

Se li osservate con attenzione, sono in un modo tutto loro e creano quella che si chiama in gergo zen “la bolla”, una sorta di ulteriore (e soggettiva) “dimensione altra” che si aggiungerebbe alle già quattro dimensioni fondamentali postulate dalla fisica. Due esistono fuori di noi, cioè la materia e l’energia – cioè le due facce della sostanza -, mentre le altre due, spazio e tempo – cioè le due facce della forma – esistono solamente nella vita soggettiva all’interno delle nostre psiche e menti. Lo spazio non è altro che la modalità psichica con cui sperimentiamo gli effetti dell’esistenza della materia, il tempo, lo stesso per quanto riguarda gli effetti dell’esistenza dell’energia. La “bolla” a sua volta, non ha a che fare con le leggi fisiche, ma è percepibile a livello energetico e si può creare solo se si è almeno in due. Questo ovviamente solo se si abbassano le difese e si sceglie di scendere emotivamente in una sorta di reciproco trance condiviso e ci si affida con fiducia all’improvvisazione dialogica e “non controllo” a tutti i costi dell’uno sull’altro.

L’unica “griglia” fissa nel tango è la ritmica musicale, differente per i tre generi, ai quali corrispondono altrettante distinte tipologie di ballo: il Tango, la Milonga e il Tango Vals (Vals criollo). Musicalmente il Tango ha un tempo di 4/4 o 2/4, come la Milonga. Il Tango Vals che, come tutti i valzer, ha un tempo di 3/4, viene ballato su 4 battute. La musica, spiega il Maestro musicista Mario Fulgoni, porta «dentro di sé un cuore che pulsa regolarmente e più o meno velocemente a seconda degli stati d’animo o dell’impegno muscolare. La musica è accompagnata da pulsazioni regolari, non percepibili all’orecchio (come quelle del cuore), ma molto chiare e continue». Qui la semiotica musicale vede la musica come portatrice di contenuti; una delle questioni chiave è come la significazione musicale sia paragonabile a quella delle lingue naturali. Altresì, nel lessico musicale, l’alternarsi di contrazione e distensione, di tensione e riposo, viene solitamente definito come succedersi di levare e battere. Su questo succedersi di levare e battere si sofferma anche Antonio Sorgi, che scrive: «musicalmente parlando, il battere e il levare sono due termini che convivono, poiché non si può eseguire un corretto battere (tempo forte), se questo non è preceduto da un levare (tempo debole), altrettanto efficace» Così, anche nella musica del tango, basata sugli accenti forti e deboli, si risveglia il potere creativo sito nell’area generatrice della kundalini.

Se volete leggere Tango Trance 1 cliccate sul link sottostante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *