Un film tutto da ridere

Di @storient

A pochi giorni dall’uscita al cinema, secondo i risultati dei box Office italiani e statunitensi, Toy Story 4 riesce a toccare la vetta e aggiudicarsi il titolo come il film più visto nel week-end. La Disney assesta un duro colpo alle produzioni competitrici, tutte impegnate a vincere la lotta per il botteghino del week-end ma non c’è scampo per nessuno, Toy Story 4 vince su tutti (incassando più del doppio di Annabelle 3, in uscita nelle sale italiane il 3 Luglio) ma la vittoria di Toy Story 4 è quella dentro la sala: ridono tutti, grandi e piccini.

Dimostrazione della possibilità di dare nuova linfa vitale e una saga che sembrava aver esaurito tutte le cartucce con il precedente capitolo “Toy Story 3, la grande fuga”. La squadra tecnica che ha potuto rendere possibile un nuovo capitolo (sta diventando una saga a tutti gli effetti) la regia affidata  a  Josh Cooley, animatore di Ratatouille, Brave e Inside Out (che gli vale una candidatura all’oscar) affiancato nella sceneggiatura  da Andrew Stanton, esperto di titoli di successo della Disney, suoi sono anche i precedenti Toy Story, Wall-E e Bug’s life, nonché regista di alcuni episodi di Stranger Things (ci torneremo in un secondo momento su questo punto).

La scuderia Disney rinnova i propri motori e tra i nomi svetta anche quello di una esordiente, Stephany Folsom sceneggiatrice scoperta in uno di quei misteriosi e fortunati incontri che capitano spesso nel mondo del cinema. Il resto della squadra è la stessa dall’esordio del 1995; Tom Hanks nei panni di Woody (nella versione Italiana è stata affidata ad Angelo Maggi, già doppiatore di Tom Hanks, al posto del compianto Frizzi), poi ci sono Buzz Lightyear, Rex, Slinky,  Mr & Mrs Potato e tutti gli altri personaggi della saga a cui se ne aggiungono altri, Duke Caboom (Keanu Reeves) e due peluche pazzerelli doppiati nella versione originale da Jordan Peele (regista di Get-Out) e da Keegan-Michael Key (attore noto nel piccolo schermo americano).

Non passa inosservato l’assenza di John Lasseter (ex frontman della Disney/Pixar) dimessosi in seguito alla divergenza di prospettive nei confronti dello studio e anche al suo presunto coinvolgimento in alcuni scandali sulla scia Weinstein. Ora Lasseter è direttore della casa d’animazione Skydance Animation e pare che stia bene. Sarà l’inizio di una futura rivalità con la Disney?

LA TRAMA
Questo film rappresenta a tutti gli effetti un passaggio di testimone, anche all’interno della trama si ha l’impressione di ruotare attorno al tema dell’abbandono e del tramonto.

Woody, dopo essere finito con i suoi amici a casa di Bonnie, una bimba di prima elementare, scopre l’inevitabile sapore amaro del tempo, infatti finisce con il diventare uno dei giocattoli con cui Bonnie gioca di meno. Un giorno però Bonnie crea un giocattolo usando degli oggetti di recupero (un cucchiaio forchetta, della plastilina e qualche stecco) e crea Forky. Quando i genitori di Bonnie decidono di partire e tutti insieme (giocattoli inclusi), Woody decide di fare in modo che non succeda nulla a Forky ma proprio allora il forchetto vola fuori dalla finestra del loro camper in corsa. Ce la farà Woody a recuperare Forky e tornare da Bonnie prima che sia troppo tardi? Sarà un viaggio per il piccolo Cowboy alla ricerca di qualcosa di molto più profondo, se stesso.

Woddy dovrà accettare di non essere più con il suo amato Andy e che i bambini, in questo mondo in corsa, vanno e vengono. Così come diceva Nietzsche, il saggio è colui che sa quando tramontare.

Che sia veramente la fine?

No, non può finire così. Il finale pone più domande che risposte, che sia forse il trampolino di lancio verso un indimenticabile quinto (e ultimo capitolo) capitolo?

Ah, ricordate Strangers Things di cui ho parlato prima? Bene (se non è così, andate a inizio articolo). Toy Story 4 differisce da tutti gli altri capitoli per la grande presenza al suo interno di molti richiami al genere Horror quali marionette inquietanti e bambole che sembrano killer e molto altro, c’è da pensare che sia una scelta voluta in fase di sceneggiatura. A sottolineare questo aspetto dark c’è anche la presenza dei personaggi Bunny e Ducky dove Bunny è interpretato da Jordan Peele, autore dell’horror Get-out (Scappa) e del discusso Us.

Si può dire insomma che la Disney riesce a creare un ibrido dove ammicca il genere d’animazione ad alcuni richiami Horror in cui però riesce a divertire tutta la famiglia.

Dopotutto, l’inizio del film è la scena di una notte buia e tempestosa…

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