Sono un mercante di musica, con l’anima di un poeta

Di Ermanno Eandi

Valerio Liboni è una leggenda vivente della musica italiana. È figlio d’arte, infatti suo padre Gianni Liboni, fu l’ultima spalla del grande comico torinese Erminio Macario. Quindi si può dire che Valerio sia nato su un palcoscenico. La sua carriera è immensa, fu il batterista dei Ragazzi del sole”, fondò “La strana società”, per anni fu membro dei “Nuovi Angeli”, dopo intraprese la carriera di solista ed è stato autore dei testi di interpreti famosi. Proprio in questi giorni è uscito il suo ultimo progetto intitolato “Questa è la mia vita”.

Io sono un mercante di musica, con l’anima di un poeta – racconta Liboni –  nei testi delle mie canzoni ho sempre cercato l’emozione  e di cantare con l’anima, non ho mai fatto canzoni sociali, ma ho fatto musica che aiuta ad amare e a evadere. Amo il mio lavoro in modo assoluto, ho fatto tanti sacrifici e adesso ho scritto è cantato la mia vita, in collaborazione con Silvano Borgatta,  nel mio ultimo album, che raccoglie le mie canzoni più belle degli ultimi ventanni’

Ci racconta la sua carriera?

Ho dedicato interamente la mia vita alla musica e allo spettacolo, sicuramente questo seme me lo ha instillato mio padre. Fin da ragazzino io amo amavo la batteria, facevo diventare matti i vicini quando suonavo. Inizialmente ascoltavo solo musica italiana, poi arrivò il’68 e incominciai ad apprezzare la musica straniera.

Quest’anno sono i cinquant’anni di Woodstock…

Ho visto il film del concerto tantissime volte e ogni volta è una immensa emozione. Il più grande concerto di tutti i tempi, molti di coloro che si sono esibiti là, hanno influenzato la mia musica, io sono un grande amante della west-coast.

Cosi iniziò a fare il musicista, quali furono i suoi primi passi?

Il primo ricordo è quello di Macario, fu un grande insegnante, un giorno mi disse: “Ricordati che il pubblico è bambino, sii sempre umile ma cerca sempre di mantenere una certa distanza da lui, perché se tu scendi, fai svanire il sogno”

Poi arrivò Pop Corn….

Pop Corn è stata una pietra miliare della musica elettronica, vendemmo dodici milioni di 45 giri, un successo travolgente. 

Fu registrato a Milano con un VCS3  di Emerson Lake and Palmer che era in manutenzione, allora era uno strumento innovativo e costosissimo. L’autore era Gershon Kingsley, pop corn fu una cover ante litteram. Con la Strana Società ho fatto due Festival Bar, tre Dischi per l’Estate. Una curiosità La Strana  Società è stata anche l’incubatrice si Umberto Tozzi.

Cosa ricorda dei Nuovi Angeli?

Io arrivai nel 1977, la band esisteva già. Avevo appena lasciato La Strana Società e mi chiesero di scegliere tra “Gli Alunni del Sole” o i “Nuovi Angeli” e io decisi di suonare con i secondi.  Abbiamo fatto concerti ovunque, le nostre canzoni fresche e allegre piacevano tantissimo, è stata una grande esperienza. Il mio ricordo più bello fu la tourneé in Australia. Una particolarità le canzoni dei Nuovi Angeli li scrivevano Roberto Vecchioni e Renato Pareti.

A proposito dei Nuovi Angeli, mi parla di Roberto  Vecchioni?

Lui e Renato Pareti erano gli autori di alcuni nostri brani  di successo (Donna Felicità, Singapore), lo conobbi a Milano in un ristorante, ci proposero un pezzo per Sanremo intitolato “bella da morire. Io ne rimasi estasiato, ma la Durium, disse che il pezzo giusto per noi era “Andiamo Via”,  e fu così che noi arrivammo secondi, mentre gli Homo Sapiens con “Bella da Morire” vinsero il festival.

Un suo ricordo particolare di quei tempi?

Alla Durium, c’era un signore che incollava i francobolli e andava a spedire le buste, era Cristiano Malgioglio. Sonava in un gruppo che si chiamava Quarto Sistema,  ed era un grande personaggio.

E infine inizia la carriera da solista….

Fu una duplice scelta un  po’ componevo per me e parallelamente scrivevo per altri interpreti. Ho fatto sette album da solo, una sigla del festival di Sanremo (“Che fico” cantata da Pippo Franco) e ho anche prodotto molti artisti che Red Ronnie ha proposto al programma “Una rotonda sul mare”.

Mi parla della sua passione granata?

Da sempre vado a vedere il Toro, la zia di Giaveno mi fabbricò un enorme bandiera del Toro, e andavo al Filadelfia. Poi nel 1989 incisi “Ancora Toro”,  e col tempo è diventato un successo planetario, pensi su you tube ha oltre due milioni di visualizzazioni, da allora ho scritto molte canzoni sul Toro e continuo a seguirlo con la passione di un tempo. Quando lo sento allo mi commuovo fino alle lacrime.

E adesso?

Racconto ancora la mia vita, con canzoni autentiche e scritte con il cuore, ma il mio più grande successo è Gian Marco, mio figlio nato pochi anni fa, averlo avuto in tarda età è quasi un miracolo che mi da gioia a profonda e voglia di vivere, insieme a Martina, la mia prima figlia, sono le cose più belle della mia carriera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *